Home FOCUS Carabinieri circondati durante un controllo alle Cascine. Fatto grave scivolato nell’indifferenza

Carabinieri circondati durante un controllo alle Cascine. Fatto grave scivolato nell’indifferenza

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di Umberto Cecchi

Per ognuno di noi gente comune che crede ancora, ma sempre con maggior scetticismo, di vivere in un paese normale, l’atteggiamento di contestazione verso  carabinieri avvenuta alle Cascine, luogo una volta di svago per vecchi e bambini, oggi lupanare a cielo aperto e centro d spaccio di droghe d’ogni tipo, porta  necessariamente a riflette su dove i tempi ci stanno conducente e sul come noi cittadini accettiamo passivamente a scene dei questo tipo, indici di una regressione morale, sociale e politica.

E sono due le considerazioni drammatiche che emergono in chi cerca di capire. La prima riguarda i cittadini e  i loro  rappresentanti: i cittadini hanno accolto la notizia come se ascoltassero un sequel televisivo. Con disinteresse patologico. A forza di essere disinformati non credono più all’informazione seria. E se ci credono se ne fregano. Non è toccato a loro, ma ai carabinieri che sono pagati anche per questo. Ed è la prima vergogna questa di una città ormai assopita e avvezza a sopportare tutto, convinta che la pericolosità sia solo una favola politica, non una indiscutibile realtà sociale.  Così invece di protestare per i limiti ormai superati da una minoranza che rischia di diventare un maggioranza  sempre più border line,  si va a far colazione: cappuccino e brioches, e  peggio per i Carabinieri.

Se la squadra del cuore, quella composta da elementi osannati e pagati con emolumenti esorbitanti avesse venduto un’ala destra o sinistra, ci sarebbero state – come è accaduto più volte – sommosse popolari. Se le Cascine sono quelle che sono, invece, nessuno, dico nessuno qualsiasi sia il ruolo che ricopre, ha avuto da ridire. Silenzio da parte di tutti: dai rappresentanti dello Stato, da quelli della politica e via dicendo. Il giorno dopo la prima aggressione, c’è stato un nuovo identico episodio, nel tentativo di allentare il presidio di occupanti delle Cascine. Presidio di individui che pur essendo la parte più debole della società ammalata da mancanza di rispetto per le regole, si difendono con una violenza accettata, certo subita, da chi le regole più o meno, rispetta ed è demandato a farle rispettare.

I prepotenti delle Cascine non sono i gilet gialli  francesi che cercano di far valere diritti con violenza mossa dalla necessità , sono gli spacciatori incappucciati fiorentini, non lottano per un paese meno angosciante, contro tasse inique pagate tre volte sulla stessa cosa con astrusi nomi diversi, né per la mancanza di lavoro, ma insorgono in difesa della libertà di avvelenare con droghe i cittadini,  che non sono più i fancazzisti d’una volta, ma il geometra della porta accanto, l’impiegato del piano di sotto. Prezzi stracciati, roba tagliata alla peggio, fiumi di veleno che entrano nel paese in dosi sempre più massicce e a prezzi da studenti medi. Che ne approfittano.

Quindi un risveglio deve pur esserci se vogliamo difendere i nostri figli dalle morti in discoteca o sulle strade, dove gli strafatti fanno aura e la fanno da padroni. I filosofi la chiamano paura liquida, questa del nostro tempo – dove è vietato in maniera idiota di parlare di paura, e dove ne parlano malvolentieri anche i tutori dell’ordine, per timore di richiamare troppo l’attenzione dello Stato. Ma dove sono i nostri rappresentanti politici? Quelli che prendono il voto e scappano e si guardano bene di ricordare al governo l’aria che tira a Firenze e dintorni? Dove i cittadini che al bar sembrano tutti lo statista Ubaldino Peruzzi Medici a suo  tempo ministro dell’interno, e in strada non hanno né la forza né il coraggio  di dire ora basta?  La Gazzetta apre la strada a ‘ora basta’. Chi è d’accordo ce lo faccia saper scrivendo al nostro indirizzo mail.

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