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Alla ricerca di voti scomparsi. Nardella e Giani si tengono stretta la cultura pensando al prossimo turno. Per il bene comune o pensando alle urne sempre più vuote

admin
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Sul Corriere Fiorentino Stefano #Fabbri ha opportunamente sottolineato come sia il presidente della Regione Giani sia il sindaco di Firenze Nardella si siano tenute per loro medesimi le deleghe della Cultura.

Per Nardella non è una novità. Già nel primo mandato aveva fatto a meno di un assessore ad hoc governando il settore con i dirigenti, tra i quali il numero uno era Tommaso Sacchi, promosso poi titolare dopo la rielezione del sindaco. Sacchi però, milanese della scuola Boeri, ora è tornato a Milano per ricoprire lo stesso incarico nella giunta del rieletto Beppe Sala. Il che conferma il legame forte che c’è tra le due amministrazioni, ma anche -ahimè- quanto sia pura retorica definire Firenze capitale della cultura. Se cosi fosse Sacchi sarebbe rimasto dov‘era.

Ma perché sia Giani che Nardella tengono tanto a tenersi le due deleghe? Sicuramente, come scrive Fabbri, Giani tiene molto al ruolo di cultore e divulgatore della storia di Firenze e di tutta la Toscana, così come Nardella ambisce al ruolo di importatore dell’arte contemporanea nella città del Rinascimento, ma forse c’è anche dell‘altro. In un panorama di crescente disaffezione dalla politica (alle ultime elezioni amministrative ha votato meno di un avente diritto su due) conteranno sempre di più i legami di appartenenza.

E anche quelli di interesse che qualunque amministrazione, non solo in questa regione, alimenta con le sue scelte. Non c’è da scandalizzarsi: la cultura, con la sua rete di operatori grandi e piccoli, sempre alla ricerca di finanziamenti per sopravvivere, è un campo privilegiato per la ricerca di consensi (come lo sport). Piuttosto c’è da chiedersi se in una terra con un passato così luminoso per l’arte la cultura in genere, non ci sarebbe bisogno di visioni più coraggiose a livello politico. Magari ipotizzando, se è lecito sognare, meccanismi di garanzia per valutare il merito di una proposta o dell’altra senza considerare chi la fa. E quanti voti possa portare nelle urne…

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