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Equivalenze, al festival delle diversità la tutela dell’ambiente passa dall’integrazione

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Per la prima volta sarà presentata in occasione di Equivalenze, in programma dal 5 al 7 novembre a Firenze, l’innovativa stazione di biodiversità realizzata con il contributo di richiedenti asilo accolti in alcune strutture SAI gestite dalla cooperativa sociale Medihospes. Un progetto virtuoso e lungimirante che punta a coniugare due spiriti: da una parte favorire l’inclusione sociale dei migranti nel tessuto cittadino, dall’altra sensibilizzare le famiglie sui temi della sostenibilità e della preservazione ambientali.
Al festival Equivalenze – Il Cantiere delle diversità, ospitato al Performing Arts Research Centre, interverranno venerdì 5 novembre alle ore 10.30 Claudia Milazzo e Dina Stancati dello Sportello Polifunzionale della Medihospes: presenteranno il progetto nato dalla collaborazione fra Fercam, Linaria e la cooperativa sociale non solo per sensibilizzare le persone sull’importanza di preservare e salvaguardare l’ecosistema cittadino, ma anche per creare percorsi tematico-didattici che diffondano la cultura dell’integrazione.
Il progetto, infatti, riveste un ulteriore fine: offrire a sette richiedenti asilo, ospiti nelle strutture gestite dalla Medihospes per conto di Roma Capitale ente titolare dei progetti SAI, la chance di intraprendere un percorso di riqualificazione professionale. “Insieme a Fercam e Linaria – raccontano le orientatrici dello Sportello Polifunzionale della Coop. Medihospes – abbiamo costruito un progetto di inclusione sociale per richiedenti asilo attraverso l’attivazione di un laboratorio formativo legato alle più moderne tecniche di realizzazione di stazioni di biodiversità”. E concludono con un augurio: “trattandosi di un progetto pilota, la nostra speranza è che possa essere replicato in altre città, aziende e realtà. Perché, oltre a beneficiarne l’ambiente e gli ecosistemi stessi, rappresenta una possibilità di incontro e scambio tra i rifugiati, le realtà aziendali e la società civile. Non è un caso se, insieme agli obiettivi sulla parità di genere, l’Agenda delle Nazioni Unite si propone entro il 2030 di potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere dagli elementi che rendono unici gli individui.
“Inclusione” è dunque la parola d’ordine per il business di domani, per attrarre talenti, migliorare l’ambiente di lavoro e di conseguenza migliorare la competitività. Ed è un po’ il fil rouge di tutta la manifestazione fiorentina, nata con l’obiettivo di creare valore attraverso la diversità e l’inclusione: ogni persona, ciascuna con la propria esperienza e forza culturale, a prescindere dal genere, dalla generazione di appartenenza e dalle ulteriori dimensioni in cui si declina la diversità, possa esprimere il proprio potenziale ogni giorno e possa sentirsi valorizzata nella piena espressione delle proprie caratteristiche.
Oggi risulta fondamentale riconoscere il valore della diversità culturale, non solo in un’ottica di sviluppo sostenibile, ma anche, a sostegno di una società e di una cultura aziendale inclusiva, basata sulla valorizzazione delle differenze individuali. Tutto ciò implica sempre di più lo sviluppo di competenze interculturali per i manager del domani affinché possano affrontare con consapevolezza le sfide di un mondo sempre più globalizzato.

La stazione di biodiversità
La stazione di biodiversità si inserisce all’interno della rete ecologica urbana come un tassello attivo di un sistema interconnesso di habitat diversi. È un luogo di cura, formazione e sviluppo di risorse e reti del territorio per la sua specifica funzione ecologica, ma è anche un presidio di buone pratiche legate alla cultura del riciclo e del riuso, uno strumento di riflessione sulla promozione di città più sostenibili e resilienti. Non ultimo il ruolo sociale che le stazioni rivestono: sono strumento per creare nuove relazioni tra cittadini, natura e spazio pubblico e potenziare il senso di comunità e di cittadinanza attiva.
Costruita in legno riciclato e altri materiali di scarto, installano pannelli solari e sensori a composizione di un network in grado di registrare dati e funzioni diversi. Sono provviste anche di pannelli descrittivi per diffondere la conoscenza degli ecosistemi naturali urbani, delle piante e degli insetti che li popolano. Piante come arbusti ed erbacee spontanee, orticole e aromatiche per una scelta botanica all’insegna della sostenibilità.
Da un punto di vista faunistico, le stazioni ospitano rifugi per pipistrelli utili alla lotta biologica e al controllo di alcuni insetti parassiti, mangiatoie per uccellini per aiutarli, a reperire cibo, un “hotel” per insetti per la colonizzazione di preziosi impollinatori tra cui api, farfalle e altri.
Un progetto oggi più che mai indispensabile per le città dove è più evidente il declino della biodiversità con tassi di estinzione senza precedenti nella storia umana tanto che nell’arco di qualche decennio sparirà circa 1 milione di specie animali e vegetali. E le cause sono tutte legate all’azione dell’uomo. Alla base di questo degrado cambiamenti climatici, impermeabilizzazione dei suoli, inquinamento.