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Di Maio e l’ennesima scissione. Alleanze nel caos

Lorenzo Ottanelli
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Un altro partito, un’altra scissione. Il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, esce dal MoVimento 5 Stelle e costituisce il suo gruppo parlamentare: “Insieme per il futuro”. Una mossa per niente straordinaria, che si paventava da sempre: una parte per quello che dicono tutti, ovvero per il secondo mandato, che renderebbe impossibile per il nuovo capo politico essere rieletto l’anno prossimo; ma anche per una seconda motivazione: i pentastellati comandati da Conte remavano spesso contro il governo, con quell’afflato pacifista che li rendeva lontani proprio dal loro esponente più importante nell’esecutivo.

Un cambio di passo, quindi, con difficoltà crescenti sia a Palazzo Madama che a Montecitorio. Di Maio ha spaccato il gruppo parlamentare più ampio e ora la Lega rimane quella più compatta e con maggiori voti. Una scelta legittima, quella del Ministro degli Esteri, che, tuttavia, potrebbe mettere a repentaglio il lavoro dell’esecutivo in questo ultimo anno di legislatura prima della tornata elettorale del 2023.

Tanti i precedenti e spesso con motivazioni più scarne, come quella di Renzi con Italia Viva, che ha poi dato il via al passaggio dal Conte II all’esecutivo di Draghi.

E adesso? Adesso il Ministro degli Esteri può contare su un gruppo composito più governista, maggiormente ancora alla sua persona, mentre i 5stelle di Conte sembrano perdersi con scelte tattiche simili a quelle della Lega, dove la contrarietà all’invio delle armi è più una bandierina che una scelta ragionata. In più, la leadership di Conte non paga e qualcuno oggi dubita che il Movimento possa sfiorare la soglia del 10%. Attenzione, quindi, ora è tutto di nuovo in stallo: le alleanze del campo largo non esistono più e a sinistra è tutto parcellizzato, mentre la destra tenta di ricollegarsi a fatica in una lotta neanche troppo nascosta sulla leadership (e che porta con sé tanti altri fattori ideologici e di visione del mondo).

Sono giorni rilevanti, per la politica del nostro paese. Cosa accadrà da qui al 2023 è tutta un’incognita. Intanto, le divisioni sembrano creare caos. A tal proposito, se nessuno riuscisse a ottenere la maggioranza, tornerebbe Draghi? E, poi, con quale legge elettorale? Domande senza risposta, per la politica italiana.