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Scoperto dalla polizia di Bologna col coordinamento della DDA di Firenze traffico internazionale di cocaina. Misure cautelari per 6 albanesi e 2 italiani

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L’attività d’indagine aveva riguardato un sodalizio composto da cittadini albanesi, al cui vertice si trovavano due fratelli ed un terzo connazionale , dimoranti rispettivamente a Santa Croce sull’Arno (Pi) ed a Massa e Cozzile (Pt), soggetti in grado di procacciarsi considerevoli quantitativi di cocaina, nell’ordine di 10 chilogrammi per viaggio (mediamente due-tre al mese) direttamente in Olanda, al prezzo di 24/30.000 euro al chilogrammo, a seconda del grado di purezza della cocaina prescelta, poi commercializzato con un ricarico oscillante tra i 3.000 ed i 10.000 per ciascun chilogrammo.

Lo stupefacente, una volta acquistato in Olanda, veniva trasportato in Italia da fidati collaboratori e custodito all’interno di abitazioni distanti dai luoghi di abituale dimora dei capi dell’organizzazione.

Quanto ai tre elementi di vertice del sodalizio albanese si riusciva ad accertare che, oltre a scegliere e decidere la strategia operativa del sodalizio, avevano rapporti con due pregiudicati salernitani, appartenenti a due distinte organizzazioni criminali di stampo camorristico, che venivano regolarmente riforniti di cocaina poi rivenduta dagli italiani nella provincia salernitana ed avellinese.

Nell’intero periodo d’indagine si ritiene che il sodalizio abbia complessivamente introdotto in Italia un quantitativo prossimo ai 300 chilogrammi di cocaina.

I sodali del gruppo utilizzavano un sistema particolare per fare riferimento al quantitativo di cocaina che veniva indicato con lettere anziché numeri, a ciascuna lettera corrispondeva un numero da 0 a 9. Tale sistema veniva individuato dagli investigatori della Polizia di Stato.

In data 5 aprile 2023, il G. I. P. del Tribunale di Firenze, accogliendo le ipotesi accusatorie formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, ha emesso la misura cautelare per i reati di cui agli artt. 74, 73 c. 1 e 80 c. 2 D. P. R. 309/90 nei confronti di otto indagati, di cui due Italiani ed i restanti Albanesi.