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Il ‘re della bufala’ voleva vendere a Scandicci il provolone ‘taroccato’

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Nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del ‘re della bufala’, Giuseppe Mandara e tre dei suoi collaboratori, c’è un risvolto anche fiorentino. Mandara arrestato oggi nell’ambito dell’operazione congiunta Dia-Noe denominata ”Bufalo”, tento’ di vendere a Scandicci una partita di falso ”provolone del Monaco” dop.   Si trattava, in realtà, di un formaggio prodotto senza rispettare il rigido disciplinare previsto per il ”provolone del Monaco”.  Quando compresero che sulla vicenda erano in corso indagini, Mandara e i suoi collaboratori si fecero mandare indietro i formaggi e mostrarono ai militari del Noe fatture contraffatte. Giuseppe Mandara era diventato il ‘re della bufala, commercializzando il tipico formaggio fresco anche all’estero già negli anni ’80, ma secondo gli inquirenti la sua intraprendenza imprenditoriale aveva avuto bisogno del finanziamento della camorra. E’ questa la base dell’operazione Bufalo, indagine della Dia di Napoli e del Noe di Roma e Napoli che ha portato in cella il 56enne, titolare dell’omonimo gruppo caseario con decine di punti vendita non solo in Campania, e tre suoi collaboratori. Il gip partenopeo ha emesso anche 9 misure interdittive del divieto di esercitare impresa e anche per la professione di chimico analista. Mandara, per i pm della Direzione investigativa antimafia napoletana diretta da Federico Cafiero de Raho, avrebbe avuto come socio di fatto il boss Augusto La Torre. Il clan avrebbe anche garantito l’ascesa economica dell’imprenditore. Nel 2003 ILC, la prima società di Mandara si trasforma in spa  e il 49% del pacchetto azionario si trasferisce alla toscana Alival spa con sede in Valdinievole. Mandara è stato anche condannato per falsa testimonianza a favore del boss Augusto La Torre, avendogli creato un alibi per far cadere un’accusa di duplice omicidio. Tra i reati contestati all’imprenditore, anche il commercio di sostanze alimentari nocive e la vendita di prodotti con segnali mendaci. Per la prima imputazione, proprio Mandara avrebbe dato ai suoi collaboratori l’autorizzazione alla messa in commercio di mozzarelle pur essendosi rotta una guarnizione della macchina impastratrice con caduta di frammenti di ceramica nel prodotti in lavorazione. Per la seconda, la questione del provolone. Sotto sequestro, palazzine, uffici, silos per il latte, macchianri di lavorazione, laboratorio di analisi, camio e terreni per 100 milioni di euro.

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