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Strisce pedonali rialzate permesse solo per la statua di Follon, vietate per aiutare i pedoni

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di Umberto Cecchi 

Inutile stare a discutere, ed è inutile anche che i detrattori facciano di tutto per negarlo: Firenza resta sempre la città dell’arte. Quella dove  la bellezza prodotta dal genio creatore dell’uomo ispirato dal genio, viene difesa, anche a costo di sacrificare qualcos’altro. O qualcun altro.

Prendete l’uomo con l’ombrello (così la chiamo io) istallata ormai da anni in mezzo alla rotonda sui Lungarni, zona Teatro Nelson Mandela, quella di Folon che di tanto in tanto viene presa di mira da qualche automobilista distratto che la investe con violenza arrecandogli ferite varie. Questione di velocità si dice, ma tant’è: una volta parte l’ombrello, che poi non è un vero e proprio ombrello ma lo spruzzo dell’acqua che alimenta la vasca, indubbiamente di bell’effetto estetico, un’altra le vengono inflitte ferite varie alle vesti: un cappotto lungo, alla moda, come quelli esibiti tempo fa a Pitti. E allora bisogna provvedere. Riaggiustare il condotto-ombrello, riappezza il cappotto e così via.

La colpa si dice insistentemente in ambienti artistici ben informati è dei fiorentini, che non amano troppo il bravissimo Folon, snobbato come la ‘Statua al mal di testa’ di Pistoletto sistemata a Porta Romana. Altri, e la cosa mi par più saggia, accusano l’illuminazione. Che – dicono – è sbagliata. Fatto sta che in consiglio comunale (leggere in calce il comunicato stampa dell’ufficio stampa del consiglio) , la città che ama e difende l’arte, ha approvato un rallentatore di velocità da sistemare in difesa dell’opera d’arte. E ha fatto bene.

Giorni fa, sono stati terminati alcuni lavori intermittenti o ‘a singhiozzo’ come si usa dire, nella zona del Ponte Rosso, una delle più aggrovigliate di traffico della città. Passerella ritoccata, un po’ di marciapiede strappato dall’incuria decennale e risistemato – trenta metri qui e trenta metri là, attorno alla zona riattata, e il resto lo si è lasciato com’è, con buche così profonde di temere la scomparsa di qualche turista orientale di bassa statura.

Si farà più avanti ha detto la mezza giunta comunale presente all’inaugurazione della passerella e un po’ di rappresentanza regionale schierata per la cerimonia inaugurale ai fiorentini che non stanno mai zitti e che dunque chiedevano spiegazioni dei lavori a mezzo. Un’altra cosa chiedevano gli esigenti fiorentini (commercianti e residenti)  ai quali ‘non gli abbasta mai’: chiedevano un rallentatore di velocità, perché in quella zona traversare vuol dire davvero rischiare. La risposta del  rappresentante della mobilità a Firenze, Stefano Giorgetti è stata: non si può, “il codice della strada non lo permette”.

Ecco perché fin da bambino adoro Firenze: per la sua bellezza e per la visione ampia dei suoi amministratori. Da una parte si fa una cosa, sia pure proibita per salvare giustamente un capolavoro. Dall’altra non si transige: non si va contro un divieto solo per salvare un pedone, magari anche vecchiarello.  Che vuoi che sia.

Dal comunicato stampa del comune in data 30 gennaio 2107

Dopo il nuovo incidente che ha danneggiato l’Uomo della Pioggia di Folon, opera collocata nella rotonda davanti all’ObiHall è stata discussa in Consiglio comunale una domanda d’attualità della presidente della Commissione cultura Maria Federica Giuliani sulle iniziative da intraprendere per rendere più sicura l’opera d’arte. L’assessore alla mobilità Stefano Giorgetti ha rassicurato che l’Uomo della Pioggia tornerà al suo posto e che nell’area stanno per iniziare i lavori per realizzare un attraversamento pedonale rialzato con cartellonistica e segnaletica illuminata e con una piccola isola di protezione al centro prima dell’ingresso alla rotatoria, che avrà efficacia anche per il rallentamento delle auto. Ci sarà quindi un indirizzo d’instradamento più corretto all’interno della rotatoria che creerà una protezione all’opera. “L’Uomo della pioggia di Folon – ha sottolineato la presidente della Commissione cultura Maria Federica Giuliani – è un simbolo per Firenze ed è importante che vengo protetto. Questa opera d’arte era già stata danneggiata nel marzo 2015 e fu ricollocata nella sua sede originaria solo nel dicembre dello stesso anno. Si trattò di un intervento molto laborioso portato a termine solo grazie all’aiuto di privati ed all’interessamento della direttrice della Fondazione Folon Stephanie Angelroth. Mi auguro – ha concluso la presidente della Commissione cultura Giuliani – che questa volta sia l’assicurazione ad assumersi la responsabilità totale dei danni di quella che è un’opera d’arte e, come tale, va considerata. La Commissione cultura seguirà l’iter del recupero”.

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