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Arrestato Dagostino per operazioni inesistenti. Ex socio di Tiziano Renzi, proprietario ex Comunale e Rivoire

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Fatture per operazioni inesistenti. Con questa accusa è stato arrestato Luigi Dagostino, l’imprenditore 51enne di origine pugliese che ha fatto fortuna con la costruzione di outlet. L’imprenditore è stato in società con i genitori di Matteo Renzi con la Party Srl, società chiusa dopo soli due anni di attività, a loro dire per “accanimento da parte della stampa”, e con l’imprenditore Andrea Bacci, con il quale a suo tempo aveva comprato l’ex teatro comunale e il caffè Rivoire in piazza Signoria.

Dagostino è stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta per false fatture coordinata dalla pm Christine von Borries. Ora si trova agli arresti domiciliari. Il nome dell’imprenditore è emerso all’improvviso, quando si è aperta l’inchiesta sulla “Eventi 6”. La Procura di Firenze, tramite il procuratore capo Giuseppe Creazzo, ha precisato che l’arresto di oggi non è legato all’inchiesta sui coniugi Renzi, peraltro indagati nell’ambito di un’altra inchiesta sull’emissione di fatture false da parte di società a loro riconducibili.

Partner di D’Agostino è un altro amico di famiglia di Renzi, l’imprenditore Andrea Bacci, che con la sua impresa ha costruito The Mall, che rivende griffe del marchio Gucci D’Agostino da qualche anno si è gettato in alcuni investimenti importanti a Firenze. Prima ha opzionato l’acquisto da Cassa depositi e prestiti del vecchio Teatro Comunale. E ha presentato per questo il progetto di recupero firmato dall’architetto Casamonti agli uffici di Palazzo Vecchio con l’obiettivo di farci appartamenti di lusso. Dagostino ha poi acquistato anche lo storico caffè di piazza Signoria Rivoire. D’Agostino ha provato a ricollocare sul mercato i suoi investimenti: tratta con un fondo inglese la cessione del Comunale. E ha messo in vendita anche Rivoire. Ma entrambe le operazioni non si sono ancora concluse.

L’inchiesta

L’arresto di Dagostino è avvenuto nell’ambito di una complessa inchiesta che vede indagate altre due persone – N.I., 44 anni, e P.M.E., 49 anni – amministratori delle società dello stesso Dagostino, che emettevano fatture per operazioni inesistenti al fine di evadere l’Iva e le imposte sui redditi. Il provvedimento restrittivo eseguito dalle Fiamme Gialle fiorentine è scaturito da un’attività di indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal sostituto procuratore Christine Von Borries, che ha fatto emergere secondo quanto scrive il Fatto quotidiano: “la sistematica indicazione nelle dichiarazioni dei redditi ed Iva di diverse società riconducibili” ai tre indagati, operanti nel settore immobiliare e con sedi tra le province di Firenze e Milano, “di fatture per prestazioni di servizi e cessioni di beni fittizie per diversi milioni di euro”. Contestualmente, sono state eseguite diverse perquisizioni locali, oltre al sequestro preventivo di beni per circa 3 milioni di pari all’importo delle imposte evase, nei confronti anche degli altri due indagati.

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