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Messina Denaro, nei pizzini la sorella del boss era ‘Fragolone’

Adnkronos
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(Adnkronos) – ”I dati raccolti rileggendo le comunicazioni del capo mafia, uniti ad ulteriori risultanze investigative che riguardano in primis Rosalia Messina Denaro, hanno fin da subito orientato l’identificazione del soggetto “Fragolone’ proprio nella sorella maggiore, così svelando che la donna, secondo le valutazioni del latitante, riceveva sue direttive rivestendo di volta in volta o il ruolo di componente del proprio nucleo familiare d’origine (e cioè di sorella maggiore, colei che gestiva le dinamiche interne per come lo stesso latitante richiedeva, in ciò appellata come “Rosetta”), ovvero il ruolo di fedele esecutrice dei suoi ordini mafiosi (e cioè di sodale incaricata della gestione del denaro e delle esigenze logistiche-operative necessarie a eludere le indagini finalizzate alla sua cattura, in ciò appellata come ‘Fragolone’)”. E’ quanto scrive il gip di Palermo Alfredo Montalto nell’ordinanza di custodia cautelare per la sorella del boss Matteo Messina Denaro, Rosalia, arrestata all’alba di oggi con l’accusa di avere aiutato per anni il fratello a sottrarsi alla cattura e di avere gestito per suo conto la cassa della famiglia ma anche la rete di trasmissione dei cosiddetti ‘pizzini’, cioè i biglietti del boss contenenti informazioni e ordini.  

”Nel condividere e sposare appieno la latitanza del fratello, in uno dei tanti “pizzini” rinvenuti nella casa familiare Rosalia non esitava a scagliarsi inoltre contro i contenuti di una trasmissione su Rainews 24, che aveva dato notizia il 3 agosto 2015 dell’esecuzione di una misura cautelare a carico di un ristretto numero di uomini d’onore che in quel momento gestivano la catena dei “pizzini” da e per il latitante. Al di là della violenza delle espressioni utilizzate (”fanno schifo … ti insultano, dopo avere arrestato persone a te care, lo fanno apposta ..), in questa sede rileva l’evidente contributo della donna finalizzato a rafforzare la determinazione di Messina Denaro nel continuare a essere a capo di una organizzazione così feroce e violenta, di cui ella stessa sentiva di far parte, ignorando e tacciando di persecuzione le iniziative giudiziarie per disarticolare l’organizzazione”, quanto scrive ancora il gip di Palermo.