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Firenze / Il dibattito sugli alberi in Via Cavour e l’oblio sulla periferia

Lorenzo Ottanelli
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VIA CAVOUR

Il grande dibattito scaturito su Via Cavour per la possibilità che da ottobre diventi un viale agrumato è un buon segno. Significa che la città non è morta e che qualcuno ha ancora voglia di prendersi a cuore questa città, qualunque ne sia l’esito.

Se 49 tra professori universitari e parte dell’élite culturale fiorentina si sono schierati contro l’alberatura del viale che porta da San Marco al centro, altri si sono schierati a favore di Nardella.

Non solo chi lo ammira da sempre, ma anche Tomaso Montanari, da sempre critico sulla gestione della città. Lo fa prendendo spunto da ciò che dice l’ideatore della rialberatura delle vie cittadine: Stefano Mancuso. Che poi siano agrumi o altri alberi è un punto su cui si può discutere. La necessita, tuttavia, di ridisegnare l’impianto urbano è fondamentale – anche solo per cercare di ridurre la canicola estiva e l’invivibilità del centro storico d’estate. Effettivamente, chi cittadino viaggia per le vie del centro con 40 gradi all’ombra?

La necessità di ridisegnare Firenze è un dato di fatto. Creare e tornare a una città vivibile, forse ancora più vivibile, è un obiettivo da perseguire. Perseguire il riavvicinamento dei fiorentini al centro storico con novità anche all’interno dell’area Unesco può essere fondamentale.

Forse gli agrumi non sono le piante più adatte. Cause: freddo (anche se sempre più sporadico) e frutti (perché effettivamente è facile ritrovarsi con un bel po’ di arance marce in terra se non si fa un lavoro intelligente di pulizia). Tuttavia, riqualificare via Cavour non è una scempiaggine. Forse è necessario creare un’arteria pedonale più a portata di chi cammina che di chi si sposta con la macchina (ormai pochi) o in bus (tanti meno, anche a causa di una necessaria rivisitazione della mobilità, grande pecca dell’amministrazione attuale, forse la maggiore) soprattutto ora che piazza San Marco (nel bene o nel male) sarà quasi del tutto tram-pedonale.

Firenze / Personalità della cultura contro gli aranci in Via Cavour – LA LETTERA | La Gazzetta di Firenze

Ma spostando lo sguardo dal centro alla periferia, sembra proprio che l’élite culturale non si sia accorta che si stanno creando nuove aree, nuovi edifici e che si dovrebbe puntare più sulla creazione di parchi che di nuovi Student Hotel (vedi l’inguardabile stabile in costruzione di Viale Belfiore, per il quale in tanti si chiedono se non fosse meglio tenersi la buca).

E quando è necessario creare poli fuori dal centro, come l’accentramento degli uffici regionali per la terza torre di Novoli, non ci si cura del fatto che, forse, sarebbe necessario capire in quale direzione andare, se quell’area vuole diventare lo Skyline Fiorentino. Nessun commento sulla terza torre è stato fatto, nessuna voglia di parlare di come dovrebbe diventare Novoli, che potrebbe davvero riqualificarsi come il quartiere del futuro fiorentino.

Eppure, il parco di San Donato è già questo. Nuovi grattacieli potrebbero crescere, dopo il Palazzo di Giustizia (da alcuni qualificato una delle cinque architetture più brutte del mondo, anche se forse solo futurista). Gli alberi di trenta piani potrebbero diventare interessanti, ma è necessaria una rilevante discussione su come dovrebbero essere. Sicuramente belli, perché Firenze ha necessità di riqualificarsi. Il gusto di oggi non è certo quello di Michelucci. Per tornare al centro, spiace doverlo dire, ma il palazzo delle Poste in via Verdi dovrebbe essere smantellato perché completamente insensato nel contesto, perché è un colpo in un occhio. Farlo diventare uno Student Hotel? Un altro? Inutile dire che cascano le braccia.

Tornando a Novoli, il progetto della Terza Torre (che forse le élite culturali non hanno visto) può far storcere il naso. Unico pregio: riqualificare le inguardabili due attuali torri della Regione a Novoli. In che direzione, però?

Polemica sul progetto della Terza Torre della Regione a Novoli • Nove da Firenze

Perché Firenze dovrebbe tornare a splendere. Non dovrebbe essere quella città che ha un centro storico intoccabile e (quindi) invivibile. Ma dovrebbe essere a portata di cittadino, in modo tale da viverla e da abitarla. Ripartire dall’architettura può essere un’idea, ricreare spazi è un grande tassello. La direzione deve essere concertata, è da anni che si dice di dover chiedere alla cittadinanza e poi le decisioni vengono prese dall’alto. TAV docet su tutte le altre.

Quello che in particolare si dovrebbe pensare è il futuro delle aree periferiche. Tenerle così è inutile, pensare di collocare grattacieli a casaccio lo è ancora di più. Creare la Terza Torre di Novoli per la Regione è un punto che si potrebbe ancora discutere, prima che venga posata la prima pietra. Se poi la cittadinanza condividerà la scelta sarà tutto in discesa, nel caso contrario sarà una lunga scalata.

Sono decenni che, da Renzo Piano a eminenti architetti tutto attorno al mondo, si parla di riqualificare le periferie per bloccare la criminalità e la devianza, per spostare l’interesse sulla cultura, sulla condivisione. Oggi questa possibilità c’è?

La domanda più grande è però solo una: perché le élite culturali che subito hanno risposto alla possibilità di “snaturare” il centro storico (unica modifica: via Cavour) non si fanno la stessa domanda sulla periferia? Perché la credono meno interessante? Perché per loro è poco importante? Sarebbe quasi eretico dirlo, ma non sarebbe più importante concentrarsi sulla periferia? Perché, effettivamente, qui non verrebbe snaturata solo una via (sempre che…) ma tutta la città, lo Skyline, la vista che da Piazzale Michelangelo si sposta verso Monte Morello, quella vista che dai Giardini di Boboli si estende verso la piana…

Avere uno Skyline di tutto rispetto, poter vivere e guardare la periferia bella come il centro, non è rilevante quanto discutere se gli agrumi vanno bene o bloccano la vista su via Cavour? Domandiamocelo oggi, per non dover incorrere in vuoti mea culpa in futuro.