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‘Amaracmand’, un territorio raccontato dai suoi vini

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I vini della valle del Rubicone sono prodotti secondo principi sostenibili che tutelano il territorio e la produzione in cantina

di Elisabetta Failla

La Romagna è nota per la sua storia, la sua cultura, per il mare e per l’ospitalità generosa e autentica. Ma è anche una zona dove vengono prodotti vini bianchi e rossi piacevoli, eleganti che vale la pena di apprezzare. E questa curiosità che ci ha spinto a conoscere i vini di Amaracmand qualche tempo fa grazie ad una degustazione presso Atto di Vito Mollica.

L’azienda è nata nel 2012 e ha un nome molto particolare: Amaracmand che in romagnolo significa mi raccomando. Marco Vianello, che gestisce l’azienda insieme a sua moglie Tiziana e a suo cugino, Damiano Vianello, ci ha spiegato che questo nome è stato dedicato alla nonna che glielo diceva quando da giovane usciva di casa: “Amaracmaaaand fa e breeev” – mi raccomando fa il bravo.

Marco Vianello

Anche la storia di questa azienda è altrettanto singolare. Nell’inverno del 2012 ci fu una nevicata che ancora oggi viene definita storica. In primavera Marco venne a sapere che vicino Sorrivoli di Roncofreddo, nella valle del Rubicone, in provincia di Forlì, una cantina era in vendita perché il proprietario era in gravi difficoltà economiche. Marco fece un’offerta e l’acquistò. “era piccola come un garage ma ci diede la possibilità di iniziare”, racconta oggi. Nel 2014 venne acquistato un terreno di 6 ettari con un casolare abbandonato. Il terreno era pieno di erbacce che furono estirpate. Con grande sorpresa sotto c’erano due vigne: una di Sangiovese di Romagna e una di Albana. Ottimo per chi, come loro, doveva iniziare questa attività. La seconda scoperta fu sapere che i proprietari della precedente azienda, nata nel 1985, era biologica. Un colpo di fortuna visto che l’intenzione era di produrre vini naturali.

Oggi Gli ettari vitati sono circa 13, coltivati in biologico, che si trovano tra i 250 e i 350 metri slm, circondati da 10 ettari di bosco che fungono da barriera naturale da eventuali contaminazioni. La trasformazione è stata poi completata dalla realizzazione della cantina nel sottosuolo, ad opera dell’architetto Fiorenzo Valbonesi.

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La sostenibilità è una filosofia che abbraccia l’azienda a 360 gradi. Riguarda la coltivazione delle viti, il controllo dei terreni, la loro sistemazione per affrontare i periodi di pioggia, grazie ad un sistema di monitoraggio con stazioni meteorologiche e pluviometri che, oltre al monitoraggio del passaggio di insetti portatori di fitopatologie, consentono di ridurre i trattamenti effettuandoli solamente in caso di necessità.

Ma la tecnologia aiuta anche il lavoro in cantina dove si utilizza l’energia geotermica. Qui regna anche un’assoluta pulizia, necessaria per produrre vini biologici che non contengono solfiti, che fanno una fermentazione spontanea, grazie ad una selezione di lieviti indigeni, e dove tutta la filiera è controllata senza l’uso di metodi chimici.

I vini di Amaracmand fanno parte per scelta dell’Igt Rubicone e non della Romagna Doc. “Non è per una questione di disciplinari – spiega Marco Vianello – ma perché il nostro modo di produrre vino biologico è una scelta da cui non si torna indietro. Anche per noi vale la frase di Cesare – alea iacta est (il dado è tratto) – quando decise di varcare il Rubicone”.

I vini in degustazione

Abbiamo iniziato con Madame Titì Igt Rubicone 2023. Un brut nature dedicato a Tiziana, la moglie di Marco che lui definisce “la vera boss”. Si tratta di un blend di Bombino bianco, che in Romagna si chiama Pagadebit perché, essendo molto produttivo, un tempo permetteva ai contadini di pagare i propri debiti anche nelle annate peggiori, Pignoletto, Trebbiano della fiamma, Grechetto gentile e Albana. I vigneti sono situati su terreni di arenaria, tufo, argilla blu e calcare e il sistema di allevamento è a guyot. Prodotto in autoclave, ha un colore giallo paglierino dorato e perlage sottile. Al naso mostra sentori di fiori gialli, mela e frutta tropicale. Al sorso si percepisce la freschezza, le note agrumate e la grande scorrevolezza. Un vino elegante, piacevole da gustare sia come aperitivo che a tutto pasto. Interessante l’etichetta utilizzata, prodotta con carta senza polimeri.

A seguire è stato servito Libumio Igt Rubicone bianco 2024. Il nome è quello di uno dei cognomi più usati in Emilia Romagna ed il vino è prodotto con un blend di Bombino Bianco, Grechetto Gentile, Incrocio Manzoni bianco e Trebbiano della fiamma. I vigneti sono situati su terreni composti da argille blu, misto a componenti arenarie, tufacee e sabbiose. Le uve, raccolte manualmente, vinificano in acciaio con una piccola aggiunta di solfiti. Dopo la fermentazione, il vino affina in bottiglia per un periodo che va dai se mesi ad un anno. Di colore giallo paglierino, al naso il vino ha produmi delicati di fiori di frutta e di erbe aromatiche. Al palato si sentono note agrumate e minerali, acidità e sapidità. Buona la persistenza.

Siamo passati poi a degustare Perimea Igt Sangiovese Rubicone 2024. Questa annata è la prima vendemmia di questo vino rosso, prodotto con Sangiovese in purezza proveniente da un unico vigneto che ha più di 25 anni di età situato su un terreno composta da argilel blu, arenaria, tufo e sabbia. Le uve vengono raccolte manualmente e selezionate in campo e private del picciolo al fine di evitare i tannini “verdi”. Vinifica e affina in acciaio (affinamento per 6 mesi) per poi essere imbottigliato e dove rimane per altri sei mesi. Il colore è rosso rubino e al naso mostra sentori di ciliegia, fragolina di bosco, erbe aromatiche e note iodate. Al palato è leggero, con tannini presenti, fresco, sapido con un finale fruttato. Un vino piacevole da bere subito.

Ultimo vino in degustazione Imperfetto Igp Sangiovese Rubicone 2023. Questo è stato il primo progetto enologico di Marco e Tiziana. Il nome deriva dalla loro idea che nessun vino è perfetto e che sono le imperfezioni a renderlo unico. Il vino è prodotto con 85% di Sangiovese in blend con Alicante, Sirah e Cabernet Sauvignon, vitigni che sono stati impiantati in terreni composti da argille blu, arenaria, tufo e sabbia. Le uve vinificano separatamente in acciaio e poi vengono unite in blend per l’affinamento che inizia per minimo 6 mesi in botti di rovere di primo, secondo e terzo passaggio e continua poi per altri sei mesi in bottiglia. Di colore rosso rubino un po’ cupo, al naso mostra sentori di ciliegia, frutti rossi e neri, note balsamiche, di erbe aromatiche e iodate con una leggera speziatura sul finale. Al sorso è corposo, tannini morbidi, fresco, sapido, scorrevole e leggermente speziato sul finale. Un vino elegante, versatile e molte piacevole da gustare. (Photo credit Adriano Guerri e Antonella Gramigna)