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Province e città metropolitane senza soldi. Riforma fallita, da sopprimere erano le Regioni

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 L’idea di città metropolitana, uno dei parti sofferti della politica del nostro tempo, sta mutandosi in una sorta di aborto previsto  da tempo ma non creduto. Perché in Italia esiste una sola cosa certa: il fallimento delle cose buttate sul tavolo come sciocche non riflettute novità. E quindi destinate a fallire. Così com’è malamente fallita la soppressione delle Province, che l’amministrazione francese napoleonica – i francesi hanno ottimi burocrati – pensò per  offrite al cittadino una più rapida e diretta presa di contatto coi gestori del territorio. Un giorno il genio italico della politica si destò e decretò che erano inutili. Bastavano le Regioni. E molte delle province vennero smantellate, accorpate e peggio ancora affidate ai sindaci, che hanno già abbastanza problemi con le Regioni e il Governo.

Ora non ci sono più soldi – ma ce n’erano prima? – né per le città metropolitane né per le province, e i comuni boccheggiano come pesci gatto. Ho sempre sostenuto fin dall’inizio di questa via Crucis  di riforma amminitrativa  fatta da dilettanti, che sarebbe stato bene sopprimere le Regioni, che non hanno portato a niente di buono: spese incredibili, burocrazia incapace e sfacciata, intangibilità e incapacità di affrontare con serietà la domanda dei cittadini. Per i quali arrivare a parlare con un rappresentate della Regione è più difficile che rivolgersi a Palazzo Chigi. Un pugnello nutritissimo di potenti signori che vangheggia sogni e fluttua in un mondo da Alice nel paese delle meraviglie.  Guardate i costi della sanità: con le Regioni sono triplicati, e i servizi peggiorati. Le liste d’attesa per analisi e interventi chirurgici variano da un anno a due. E se signora morte ha pazienza, chi sa, forse ce la caviamo. Ma per grazia ricevuta non per intervento sanitario. Esempi ce ne sono da buttare: la regione ha ‘voluto’ fortemente centri ospedalieri nuovi, sbagliando grossolanamente a valutate la richiesta della popolazione affetta da malattie. Prato che fa parte – o no? Chi lo sa? – della città metropolitana, ha un ospedale con trecento letti in meno dei necessari. Quando lo scrivevamo noi erano balle. Oggi sono costretti anche a ricoscerlo gli ‘esperti’ Esperti  si fa per dire. Fra le altre cose hanno dimenticato che Prato ha vaganti 50mila cinesi. Che guarda caso, si ammalano anche.

E chiudiamo il tema soldi che non ci sono, regioni che non funzionano, aree metropolitane che sembrano un film di fantascienza di qualche day after, e richiamiamo all’attenzione la totale idiozia con la quale stiamo gestendo gli immigrati: prendiamo tutti, non sappiamo come inserirli nel territorio, li costringiamo a rubare per mangiare e a far ancora di peggio per sopravvivere. E’ un orrore. Eppure i nostri politici – e il governo pure – così facendo si reputano buoni, generosi. E invece sono gli emblemi dell’incapacità che limita il sadismo. Chi li critica prende di razzista. Bene sono razzista ma forse anche raziocinante. Ho – mi pare d’averlo già detto – adottato tre bambini indiani e contribuito a costruire un sanatorio in India e un ospedale in due paesi africani.

Bene sono razzista: sono razzista nei confronti di certi bianchi come me, che non sono razzisti ma affamano gli immigrati, ci si ingrassano con cooperative nate ad hoc e  più o meno utili, li sfruttano facendo fare loro lavori da schiavi, come la raccolta dei pomdori ed altro. Sono razzista nei confronti di chi – da imprenditori, magistrati, amminisratori pubblici e forze dell’ordine si permettono di gnorare tutto questo e mi costringono a scusare, chi mi chiede danaro con la prepotenza e se non contento, come mi è accaduto alcuni gioni fa, di quattro euro mi lanciano contro una bottiglia di birra.

Ma chi ci amministra più, ormai?

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