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di Nicola Cariglia Una nuova sinistra? Impossibile in assenza di una cultura laica e liberalsocialista

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Dunque, si stava meglio quando si stava peggio. La crisi del renzismo (al di là del destino personale di Renzi) conclude un percorso circolare durato un quarto di secolo. Siamo tornati al punto di partenza, gli anni iniziali della “seconda repubblica” . Unica differenza, che è più diffuso il rimpianto per la prima, mentre si avverte ancora il circuito mediatico-giudiziario-finanziario, sotto la cui cappa la nostra democrazia diventa sempre più rachitica.

Come nei primi anni novanta, a destra Berlusconi e Lega litigano ma sentono l’interesse di stare assieme. Dei 5 Stelle, pochi ormai pensano che possano diventare forza di governo.

E nuovamente scalpitano le innumerevoli tribù della sinistra, incapaci di un progetto comune che sia, al tempo stesso, inequivocabilmente riformatore e rassicurante anche  per chi non dovesse condividerne le scelte.

Tra gli errori che rischiano di ripetersi, come negli anni ’90, uno riguarda il disperso popolo laico e liberalsocialista. In dodici giorni ci sono stati a Roma due appuntamenti con lo stesso proponimento: riunire una sinistra che punti al governo del Paese. Ad entrambi, al Brancaccio con Montanari e Falcone, in piazza Santi Apostoli con Pisapia e Bersani, c’è stata la presenza di vari esponenti socialisti, per la maggior parte in disaccordo con lo stremato PSI di Riccardo Nencini. Hanno fatto bene. E’ giusto rendersi conto ed eventualmente aderire e partecipare all’iniziativa. Ma non va bene che poi lo facciano da soli. Sarebbe lo stesso errore degli inizi della seconda repubblica, quando laici, liberali e socialisti non tentarono minimamente di raccordarsi e si imbarcarono dispersi in varie scialuppe verso mete anche opposte. Oggi occorre riparare a quell’errore e scongiurarne uno identico. Il tempo a disposizione è pochissimo, perché, al più tardi, le elezioni si svolgeranno la primavera prossima. E dunque occorre parlare chiaro, senza infingimenti.

Sparpagliati, non si salva la prospettiva politica liberalsocialista. Nemmeno si rende alcun contributo alla causa della sinistra. Se, poi, la speranza fosse quella di guadagnarsi migliori prospettive personali, neppure per questo c’è trippa per gatti. Le esperienze passate lo dimostrano ampiamente.Vorrà dire qualcosa che al riguardo dei due recenti incontri la stampa abbia parlato di numerose micro-sigle tacendo la parola socialista e abbia citato i vari Fassina, Civati, Fratoianni, etc., nascondendo la presenza di un socialista come Rino Formica, presente in piazza Santi Apostoli?

E, allora, occorre chiamare a raccolta tutti, proprio tutti i liberalsocialisti. E valutare tutti assieme cosa fare, al massimo entro ottobre. Penso ad un seminario di cento/duecento  persone per raccogliere proposte su quattro temi al massimo: 1) welfare, 2) lavoro fisco ed economia, 3) riforma dello Stato e della pubblica amministrazione, 4) immigrazione. Poi, una Convention per approvarle.

Quando dico “chiamare a raccolta tutti”, mi rendo conto di spargere sale su ferite antiche e recenti. Per essere espliciti, esiste il PSI con segretario Riccardo Nencini, ed esistono una serie di altre associazioni socialiste con rapporti fra loro non proprio idilliaci. Entrare nel processo di costruzione di una nuova sinistra per portare tutto il contributo della tradizione liberalsocialista è un motivo sufficiente per superare rancori maturati quando l’orizzonte era più ristretto. Basta che da una parte non si abbia la pretesa di imporre veti e dall’altra atteggiamenti che non trovano riscontro nell’attuale peso elettorale. Si tratta di cominciare un percorso per una prospettiva assai più grande della salvaguardia della sola tradizione socialista. Conta solo il contributo delle nostre idee e la compatibilità con le idee degli altri, senza la quale dovremmo imboccare una strada diversa e solitaria.

Capisco che in certe condizioni di difficoltà, se non altro per tenere in vita la speranza, si possa accettare quello che passa il convento in attesa di tempi migliori e che questa è stata la scelta fatta da molti in passato. Ma non dimentico che le grandi opportunità dobbiamo sapercele creare da soli. E questa spero sia la scelta di oggi.

Nicola Cariglia

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