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Quirinale Lavitola: “Dal Misto non più voti al Cav, Salvini ormai punta sul toscano Pera” 

Adnkronos
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“Un’associazione di giovani cattolici, molto vicini al Vaticano, oggi ha fatto un incontro, a cui ha preso parte anche un alto prelato, ed è emerso che dei 57 parlamentari del gruppo Misto fra Camera e Senato, 43 erano stati contattati dai cosiddetti ‘cacciatori di scoiattoli’ e avevano dato, in linea di massima, una disponibilità per votare Berlusconi. Il problema è che questi 43 si sono posti un problema, vale a dire: ma se per tre anni gli stessi parlamentari e ministri di Berlusconi facevano fatica a superare il ‘cerchio magico’ e contattare il Cav quando non era più nemmeno premier ma solo leader di partito, quando mai noi riusciremo ad avere un rapporto continuativo con il Berlusconi presidente della Repubblica eletto grazie a noi? Che garanzie possiamo aspettarci? Ora è lui che ci chiama, dicono, ma quando salirà al Quirinale?”. E’ quanto rivela all’AdnKronos l’ex direttore de ‘L’Avanti’ Valter Lavitola, che poi aggiunge: “Il presupposto dello scenario intorno al Quirinale è che Matteo Salvini ha un grande debito di gratitudine verso Draghi perché il premier lo ha cavato da un impaccio molto serio, e quindi è in grado di condizionarlo in modo assoluto. Salvini, dunque, ha proposto a Silvio Berlusconi di candidare Marcello Pera al Quirinale, ma il Cav ha rispedito la proposta al mittente. Draghi, intanto, è ostinato nell’intenzione di andare al Quirinale, ma Bce e Bundesbank sono contrari, perché senza Draghi a Palazzo Chigi non hanno garanzie sulla gestione adeguata del Pnrr, dunque minacciano di non acquistare più titoli di stato italiani”.

“L’accordo per la staffetta di Draghi, che doveva prima andare a palazzo Chigi e poi al Quirinale, in effetti c’era – osserva Lavitola -, e il premier vorrebbe che si mantenesse questo impegno, ma Bce e Bundesbank, è quanto mi ha rivelato un mio amico francese vicino al presidente, sono giunti alla conclusione che la classe politica italiana è pessima, e quindi nessuno, a parte Draghi, può garantire sul Pnrr. E senza la rassicurazione sulla possibilità di restituite i prestiti del Pnrr, che esiste solo se Draghi non va al Quirinale, l’Italia farebbe la fine della Grecia, e con la fine dell’Italia, però, finirebbe anche l’Europa”. “Però – prosegue Lavitola con l’Adnkronos -, se ciò è vero, è anche vero che Draghi è ostinatamente convinto di salire al Colle. Di fronte a questo scenario, Salvini è andato da Berlusconi per dirgli che non crede ai numeri in mano al Cav, e che senza la prova dei voti in mano non lo avrebbe votato. Salvini, perciò, ha già fatto una parziale intesa con Enrico Letta per mandare Marcello Pera al Quirinale, e intorno a Pera c’è una larga intesa. Il vero problema è che Berlusconi, che ha rifiutato la proposta, difficilmente accetterà un altro nome di centrodestra, così come difficilmente lo potranno accettare le persone più vicine a Berlusconi. Per il Cav, insomma, o c’è lui nel centrodestra o nessuno”.