di Elisabetta Failla
Il territorio dove si trova la fattoria di Fèlsina, nei pressi di Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena, è un luogo affascinante la cui vista spazia dall’Amiata, a Montalcino, dalla Maremma al mare. Qui abbiamo partecipato ad una verticale di Rancia Chianti Classico Docg dal 1993 al 2001: sette annate per raccontare la sua storia e per festeggiare la sua prima “Gran Selezione”.
Ma prima di parlarvi della degustazione vogliamo raccontarvi un po’ la storia di questo luogo. Qui hanno vissuto gli etruschi, ci furono poi insediamenti romani, visto che questa zona si trovava vicino alla via antiqua che collegava Siena ad Arezzo, ma fu anche centro assistenziale e soprattutto di ospitalità temporanea, (citato in “osspitalis in Fèlsine” nel 1165), lungo la via francigena, che nel Medioevo portava i pellegrini verso Roma.
Fèlsina divenne poi una fattoria dei Granduchi di Toscana e anche villa della nobile famiglia fiorentina dei Busatti. Nel 1966 fu acquistata da Domenico Poggiali, imprenditore ravennate, che trovò una piccola cantina scavata nel tufo, con le volte a mattoni e, in un momento particolarmente difficile per la viticoltura italiana, sceglie – con coraggio e con passione – di credere in questo territorio e di puntare sulla qualità del vino.
L’azienda si trova in un territorio di confine, collocata al margine sudorientale del Chianti Classico, tra le ultime propaggini dei Monti del Chianti e la parte iniziale della valle dell’Ombrone, per arrivare con i suoi vigneti fino alle Crete Senesi. I terreni in cui si sviluppa l’azienda, proprio per la loro posizione, sono eterogenei: si passa da quelli di origine sedimentaria composti da galestro e alberese, tipici del Chianti, alle Crete Senesi, suoli argillosi ricchi di minerali e altri nutrienti.
La collocazione la rende inoltre una zona molto ventilata e luminosa, tanto da essere stata definita da Domenico Poggiali “terra di luce” per la sua esposizione, favorevole all’ottima maturazione delle uve, in particolare del Sangiovese.
Nel tempo per Fèlsina la produzione vitivinicola è diventa l’attività principale senza dimenticare però la produzione di olio, la coltivazione di cereali e legumi e l’allevamento di animali da cortile. Oggi gli ettari totali sono 500 di cui 72 dedicati alla vigna.
Nei vini di Fèlsina la famiglia Poggiali ha trovato negli anni un perfetto equilibrio tra tutte le caratteristiche di questo territorio, dando vita a etichette uniche nella loro particolarità.
Oggi la fattoria è una moderna azienda vitivinicola di cui Giuseppe Poggiali è amministratore delegato. Accanto alla famiglia Poggiali ci sono Giuseppe Mazzocolin, genero di Domenico, e l’enologo Franco Bernabei, che valorizzano la potenzialità dei vigneti con mirate selezioni massali e vinificazioni di microzone, ottenendo i primi riconoscimenti internazionali e dando vita nel 1983 alla prima annata di Fontalloro e Rancia, ancora oggi vini di punta dell’azienda. Dagli anni ’90 entra in azienda Giovanni Poggiali, primo figlio di Giuseppe Poggiali, che oggi è alla guida di Fèlsina e ne porta avanti la costante ricerca di autenticità in vigna e in cantina, tra natura e tecnica.
Per sottolineare il forte legame tra l’azienda, il territorio e il grande lavoro di valorizzazione del vitigno principe, il sangiovese, si è scelto di apporre il nome Berardenga sulle etichette di Fèlsina. Suggerito da Luigi Veronelli nel 1967, è un omaggio al forte legame tra il sangiovese e questa terra, capace di esprimere un’identità unica del luogo dove tutto ha avuto inizio.
Il Sangiovese è il fil rouge che unisce la famiglia Poggiali a Fèlsina, un vitigno che è il re dei vini toscani ma che è anche storicamente legato alla Romagna: le sue origini si incontrano in un territorio circoscritto al confine con la Toscana, ma lo stesso nome arriverebbe da “Sanguis Jovis” (sangue di Giove, dal Monte Giove che sovrasta la città di Sant’Arcangelo di Romagna). Questo è inoltre l’unico territorio in cui da sempre le sue uve vengono vinificate in purezza.
Da questo profondo legame nasce la decisione di vinificare il Sangiovese in purezza: Fèlsina è stata tra le prime aziende del territorio del Chianti a intraprendere questa strada, una scelta maturata nel tempo e nell’esperienza, che chiude il cerchio con il legame romagnolo e consente alla cantina di ottenere dalle uve una interpretazione autentica e identitaria.
Passiamo ora alla verticale di Rancia Chianti Classico Riserva DOCG che prende il nome dal podere attiguo a un antico monastero benedettino, nella zona di Poggio e Rancia. I vigneti dalle cui uve si produce questo vino si trovano su terreni calcarei situati nella sua parte più alta, a un’altitudine compresa tra i 400 e 420 metri s.l.m e negli impianti più recenti è stato utilizzato il frutto delle selezioni massali effettuate all’interno del vecchio vigneto di Rancia. Dopo la selezione in vigneto e la raccolta manuale, il vino ottenuto affina in barrique di primo e secondo passaggio per 18-20 mesi.
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E passiamo adesso alla verticale di Rancia Chianti Classico Docg partendo dall’annata più recente: la Gran Selezione 2021. Il colore è rosso rubino brillante, al naso il bouquet è ampio ed elegante: frutti rossi e neri, note floreali, spezie dolci, leggeri sentori balsamici, minerali, di tabacco e di cioccolato. Al sorso il vino mostra la sua corposità e rotondità, i tannini sono presenti ma ben integrati bilanciati da una bella freschezza. Interessante il finale con il ritorno dei frutti rossi e buona la persistenza.
A seguire abbiamo degustato Rancia Chianti Classico Riserva Docg 2018. Al naso appare subito il profumo di frutti rossi e neri, note speziate dolci ma anche leggermente pepate, balsamiche, menta e alle erbe aromatiche, minerali e, sul finire, sentori di cacao e tabacco. Al palato mostra corposità, tannini ben integrati e abbastanza morbidi, fresco, avvolgente con un bel finale. Forse non è molto persistente rispetto al precedente ma è un vino piuttosto equilibrato e piacevole da gustare.
Quindi è stata la volta di Rancia Chianti Classico Riserva Docg 2015. In questo vino si inizia a sentire una maggiore complessità nel bouquet: note balsamiche e minerali, frutti rossi e neri sentori di caffè e di tabacco. Al gusto mostra grande equilibrio, corposità, tannini vellutati, freschezza, sapidità e persistenza. Un vino equilibrato ed elegante, avvolgente ma senza essere pesante.
Siamo passati a degustare Rancia Chianti Classico Riserva Docg 2009. Al naso appaiono subito i frutti rossi e neri ben maturi , le note speziate dolci, balsamiche e minerali, i sentori tostati del legno come cuoio, caffè ma anche incenso. Al palato appare equilibrato, corposo e legante on tannini morbidi e avvolgenti, fresco e con un bel finale persistente.
Abbiamo proseguito a ritroso nel tempo con Rancia Chianti Classico Riserva Docg 2005. Al naso si percepiscono i frutti rossi e neri maturi, note speziate e di sottobosco, note boisé, caffè e tabacco. Al gusto è morbido corposo, tannini vellutati ma ancora ben presenti equilibrati da una bella freschezza e persistenza.
Abbiamo poi degustato Rancia Chianti Classico Riserva Docg 1999. Il bouquet mostra subito la complessità ed eleganza di questa annata: frutta rossa ma soprattutto nera matura, frutta secca, spezie orientali, liquerizia, leggere note minerali e di sottobosco. Anche questo vino al sorso mostra equilibro ed eleganza, con tannini morbidi e integrati, corposità ma con una freschezza incredibile oltre ad una bella persistenza. Questa annata è quella che ci è piaciuta di più perché nonostante l’età può andare ancora avanti nel tempo e saremmo curiosi di degustarlo fra qualche anno.
Infine siamo arrivati all’annata più vecchia di questa verticale: Rancia Chianti Classico Riserva Docg 1993, la sua prima annata. Al naso il profumo mostra una bella complessità con note di frutta secca, sottobosco, liquerizia, tabacco, cacao e caffè. Al palato è morbido, corposo, tannini vellutati, fresco, persistente con un bel finale di bocca dove si ritrovano le note di caffè e tabacco. Anche per questa annata quello che stupisce e la freschezza che consente a questo vino, come per l’annata 1999. Di durate ancora nel tempo.



