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Renzi spariglia nel Pd lanciando la Bonafè, Nardella litiga con i fiorentini rei di difendere il valore della città

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Ho l’impressione che la politica debba tornare alla politica, superato il momento di ‘distrazione’ durato almeno un anno. E credo che a farlo, più di ogni altro partito, assieme allo scatenato e logorroico ‘Cinque stelle’ debba essere quello che resta del PD. E’ mai possibile che un partito di straordinaria strategia politica, abbia perso totalmente il controllo, ‘sdandosi’ in dichiarazioni che sono una sequela non solo di stupidaggini ma di errori di vita, più che di tattica.

Vero: il maestro è stato Renzi, che ha lanciato la moda della logorrea: parole in libertà, una vera anarchia nel linguaggio, e subito i resti dell’armata, diventata Bancaleone senza neppure un Aquilante  si è adeguata. Si sono sentite cose dette e cose disdette. Dichiarazioni e controdichiarazioni. Accordi e contro accordi. L’ultimo, il più recente di tanti riguarda la scelta del segretario provinciale: l’accordo era non scontarsi pubblicamente ma solo dietro le quinte, per arrivare alla proposta unitaria di un solo nome. Ma si fa presto a dire ‘unitaria’ se di mezzo c’è Renzi, che alla festa dell’Unità ha pensato bene di battere un colpo, indicando il ‘suo’ candidato. Ipse dixit: qualche applauso, alcuni improperi, e Lui, che in un suo discorso non memorabile ma certo da mettere nell’archivio della memoria, ha ricordato a tutti che lui c’è che intende rimanerci, e che soprattutto intende riprendere la leadership del partito, che non ha nessun altro capace di guidalo. Insomma, un po’ come Napoleone all’Elba che manzonianamente cadde e risorse, ma alla fine dell’avventura trovò Sant’Elena.

Insomma: io non sono certo uno scafato politico come Renzi, sono un dilettante rispetto a lui, ma eviterei sproloqui vani, rodomontate, lavorerei facendo studiate apparizioni, dure ma caute. Decise ma anche possibiliste, atte a raccogliere non a disperdere. Non l’umiltà Francescana, per carità,  non gli si addice, ma la severa serenità togliattiana che imbrogliò pure quel marpione di Stalin.

Ma dire è tempo sprecato: il fatto è che Verdini è stato, sia per lui che per Berlusconi, un compagno di viaggio esiziale, li ha uniti, ne ha intelligentemente scoperto le affinità elettive e politiche, ha cercato di fare una unione fra uno che fino a poco tempo fa usava la parola ‘comunisti’ come l’ultima offesa possibile, e l’altro che quando rammentava Berlusconi, lo indicava come il demonio distruttore di ogni libertà. Il loro è un matrimonio morganatico officiato da Denis Verdini, molto più bravo, politicamente di Silvio e di Matteo, capace di unire la vergine della sinistra italiana al Barbablu della destra.

E il gioco alla distruzione è fatto. Non resta che sperare il Tajani nel centrodestra, e non so in chi nel centro sinistra. Non lo so.

Ma per concludere Renzi non è il solo allo sbando: il sindaco di Firenze, sua creatura, va alla Tv e accusa i fiorentini di aver distrutto Firenze speculando su turisti e stranieri, lui, impegnato a far bella la città con tram che intralciano ogni movimento e giardinetti che hanno ridotto la piacevole, viva, piazza dei Ciompi, in un giardinetto con piantine paradiso dei cani.  Proprio davanti alla loggia del Pesce, che viene dal Mercato Vecchio, ricostruita lì pietra su pietra per i posteri, che siamo noi. C’era un piccolo libraio, sotto la loggia, unica cosa viva dopo l’espulsione del mercato delle pulci. Spero ci sia ancora.

Certo un po’ di fiorentini liquidano la città per danaro: ma la vera liquidazione la sta facendo l’amministrazione, indifferente di fronte alla storia della città che, ho l’impressione, non conosce.

 C’è solo da capire, adesso, quale coalizione entrerà a Palazzo Vecchio.   Ci vorrebbero  uomini che spingono ancora in un recupero di Firenze. Ma ci sono? Dico uomini di fatti, non di parole.

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