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Bocci deciso a smantellare il fortino di Nardella, con l’incognita Verdini DI UMBERTO CECCHI

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di Umberto Cecchi

Finalmente la montagna ha partorito il topolino.  O meglio, i topolini. Certo ce ne devono essere state di discussioni fra Salvini e Berlusconi, per arrivare alla fine alla vittoria finale di Salvini, che si è aggiudicato due dei suoi nella due città più grandi della Toscana: Umberto Bocci a Firenze – come si diceva ornai da un paio di mesi, e Daniele Spada a Prato, dove la lega non ha ceduto di un millimetro, opponendosi a qualsiasi altra candidatura e dimostrando l’assoluta non volontà di trattare.

Sia chiaro niente da eccepire sui nomi, ogni partito ha i suoi uomini di fiducia e quindi li lancia nella bagarre elettorale, che è ormai rimasta l’unico atto demopolitico dl nostro paese, che in genere finisce con le elezioni stesse dove i voti dei cittadini non vengono presi affatto in considerazione, perché molti degli eletti fanno una politica tutta loro. E tutta diversa dal mandato originale.  Basti pensare ai cosiddetti berlusconiani, messi in lista da Verdini ed  eletti coi voti di Berlusconi finirono tutti in ‘Ala’, obbedienti al  manovratore  del vaporetto ALA, che gran che non ha fatto né per l’Italia né per le città. Ora si vota per i comuni, cioè espressamente per le città e per dar loro  una guida. E si nota subito che a Prato Forza Italia, o quel che ne resta si è arresa alla Lega, e così ha fatto a Firenze. Ma c’è una cosa che per quanto riguarda Firenze, non può non inquietare: il programma di Umberto Bocci, rispecchia quasi fedelmente quello del sindaco uscente Nardella: sì all’aeroporto, sì addirittura alla stazione Foster della quale da tempo non si parlava più, ‘nì’ alla tramvia per Bagno a Ripoli, ma si può riparlarne. Da notare che due mesi fa la lega disse, tramite la coordinatrice Ceccarelli no a tutto questo, spostando l’asse dell’attenzione politica sul versante marittimo della Toscana.

Di Prato ancora non sappiamo con precisione le mete stabilite dal candidato della Lega.  Staremo a vedere. Certo è che l’elettore è sempre più imbarazzato: voto Bocci o vado con Nardella? Ma l’uno e l’altro sul programma pari son: sarebbe davvero così strano se si ascoltano le voci che danno Denis Verdini come autore di una sorta di alleanza-contratto fra i due partiti? Voci possibili, se si tiene conto che Verdini resta una delle migliori menti politiche di questo momento e che questo gioco lo fa nella ‘sua’ Firenze, dove l’aveva già messo in atto con il ‘lodo Nazzareno’, che  ha portato Renzi e il Pd alla disfatta, ma non per colpa di Verdini, ma dell’insipienza con la quale è stata portata avanti la scelta politica da parte della sinistra.

Certo è che Verdini, nell’inventare il patto del Nazzareno aveva le dee molto chiare: porsi come chiave di volta di un arco gotico realizzato da due partiti da sempre l’uno contro l’altro: Berlusconi insisteva ad accusare di bieco comunismo stalinista il PD, i Pidiessini ad accusare delle peggiori colpe Berlusconi, arrivando perfino a fargli togliere il cavalierato del lavoro.  Poi, a un  tratto, Renzi e Berlusconi sembrarono padre e figlio. Con buona pace degli elettori di destra e di sinistra, che finirono per mollare i loro partiti.

E adesso? Adesso ci risiamo. L’arco gotico a sesto acuto, ha due lati che poggiano sulla chiave di volta tenendosi in tensione l’uno poggiato all’altro. L’ amico Denis, che a dire la verità io stimo molto per quella sua lucidità e attrazione per  un realismo magico che è stato capace di portare in politica, sembra voler riproporre una formula micidiale di possibili alleanze impossibili. Ci riuscirà? Se sì  questa volta cambierà totalmente la politica italiana. Come? Lo vedremo.

E a Firenze restano vaghe speranze: un possibile risveglio elettorale dei 5stelle? Un ritorno dello ‘sceriffo’? con la sua lista Punto e a Capo?  Che accadrà infatti coi ballottaggi? Si farà come a Roma? Un contratto di governo fra due soci apparentemente lontani  mille miglia, eppure così possibilmente vicini? Non dimentichiamo che Firenze è sempre stata un centro sperimentale di politica. Vedremo: siamo in un tempo in cui non si possono fare previsioni politiche. Solo previsioni.

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