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Prato si muove e punta sul turismo industriale: le fabbriche raccontano storie. Programma e storia

admin
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Palcoscenico e racconto allo stesso tempo, emozioni e storie: quelle di una città che sul tessile ha costruito a lungo la sua fortuna. Le fabbriche di Prato e provincia, le più antiche come le moderne, diventano l’oggetto di una nuova esperienza di viaggio. Un appuntamento ogni ultimo fine settimana del mese.

E’ questo “Tipo”, il nuovo prodotto turistico tenuto a battesimo in via sperimentale a fine 2021 – positive le risposte – e che, con il 2022, vuole riproporsi più strutturato, con un programma di laboratori creativi per grandi e piccini, spettacoli ed appuntamenti già in calendario fino a maggio e che poi riprenderà dopo l’estate. Una nuova frontiera: qualcosa sicuramente nuovo nell’offerta regionale, per attrarre turismo nazionale e internazionale. Un’esperienza di visita esclusiva in luoghi industriali suggestivi e ricchi di fascino.  Un progetto “immersivo ed esperenziale” che arricchisce l’offerta turistica dell’area pratese.

Il programma fino a marzo
Il 29 gennaio il palcoscenico sarà così quello dell’azienda Picchi, con uno spettacolo del musicista, comico e blogger Elianto. Il 30 gennaio toccherà al lanificio Lucchesi, con laboratori per famiglie. Il 26 febbraio l’azienda Ricceri ospiterà il giornalista Federico Rampini e il suo spettacolo “Moriremo cinesi?”, tema doppiamente di attualità in un distretto connotato da una forte presenza di aziende e immigrati provenienti dal grande paese asiatico.  Il 27 febbraio occhi puntati sulla rigenerazione urbana e sulle trasformazioni subite da grandi edifici industriali del passato diventati ‘altro’: dal polo Campolmi, che in pieno centro della città ospita oggi il  Museo del tessuto e la biblioteca Lazzerini, all’ex lanificio Bini nella corte di via Genova, oggi effervescente realtà artisica e sociale, fino alla ex Anonima Calamai, tra i più grandi complessi industriali cittadini, e il Macrolotto Zero.

A marzo ci si sposta in provincia: il 26 alla Cartaia di Vaiano, dove si esibirà il musicista Fabio Celenza, e il 27 alle origini della grande industria tessile pratese, dal Museo delle macchine tessile di Vernio all’ex lanificio Romei di Cerbaia e il villaggio fabbrica Forti de La Briglia.  Tutti i dettagli su www.tipo.prato.it.

Passato e presente

Alla base dell’industria tessile pratese c’erano 58 mulini e un sistema idraulico – le cosiddette “gore” –, nato in epoca romana e consolidato nel Medioevo: 53 chilometri di canali che dal Cavalciotto di Santa Lucia raggiungevano il fiume Ombrone, attraversando tutto il territorio.  L’Ottocento fu l’epoca dei lanifici a ciclo completo, dove entravano i cenci o il cascame di lana meno pregiato ed uscivano tessuti rifiniti e nobilitati. Negli anni ’50 del Novecento si afferma il mito dei piccoli artigiani pratesi, quelli che lavoravano gli stracci provenienti dall’America o che recuperavano le divise della seconda guerra mondiale. Il lavoro si esternalizza e la città si riempie negli anni a venire di telai nei garage di fianco alla casa.  Oggi Prato è diventato un distretto apprezzato per la qualità dei suoi prodotti  e le lavorazioni di alto livello pensate per le grandi maison internazionali della moda. Ma ancora oggi il processo produttivo è basato sul riuso e sull’economia circolare.