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Camera penale Palermo: “Lettera Renzi viola art. 15 Costituzione”

Adnkronos
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(Adnkronos) – “Quella lettera scritta da Tiziano Renzi al figlio è lo sfogo di un padre che francamente doveva restare chiuso nei cassetti, e non certo per occultarla, ma perché non ha alcuna finalità. Concordo con quanto dicono Calenda e Bellanova. A mio avviso viola l’articolo 15 della Costituzione”. A dirlo all’Adnkronos è il Presidente della Camera penale di Palermo Fabio Ferrara, commentando le polemiche sulla pubblicazione della lettera scritta nel 2017 da Renzi senior al figlio Matteo. Renzi all’epoca era segretario del Pd e oggi leader di Italia Viva. La lettera è agli atti del processo in corso davanti al tribunale di Firenze che vede imputati, in concorso, oltre al padre dell’ex presidente del Consiglio, la madre, Laura Bovoli, e altre 13 persone, per fatture fale e bancarotta. “Quello che mi chiedo – prosegue Fabio Ferrara- è perché il pubblico ministero fa un atto del genere? Probabilmente per creare una conflittualità all’interno del processo che è, però, deflagrante”. 

“Ormai è un atto pubblico – dice Ferrara – dunque, sui giornali ci può andare, da questo punto di vista non ci sono grandi obiezioni. Ma il problema è che bisogna vedere se questa lettera ha una rilevanza probatoria nel processo. Certo, è una mossa che potrebbe porre una sorta di conflitto tra padre e figlio, perché è il padre che scrive quelle parole, che si lamenta, parlando di ‘Banda Bassotti’ in riferimento ad alcuni deputati. Acquisendo il documento, probabilmente, questa è una mia ipotesi, i soggetti protagonisti di quella lettera, diretti e indiretti, potrebbero essere chiamati a deporre su quei fatti. Se il padre conferma quanto scritto nella lettera, ad esempio”. 

E ribadisce: “Potrebbe essere lo sfogo di un padre in un momento particolare della sua vita. Crea una sorta di conflitto familiare che certamente non è piacevole”. “Sotto l’altro profilo – prosegue Ferrara – a mio avviso indubbiamente è una violazione dell’articolo 15 della Costituzione”. L’articolo 15 della Carta recita: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”. “Peraltro – aggiunge Ferrara – non se ne capisce neppure la rilevanza in quel processo”.  

“Credo che debba essere privilegiata la tesi difensiva – dice -perché mettere in piazza determinati sfoghi di un padre in un determinato momento, non vuole dire che quel che c’è scritto sono circostanze vere. E’, ripeto, lo sfogo amaro di un padre in un determinato momento. Non se ne vede la conducenza nel processo”. E Fabio Ferrara conclude: “L’unica finalità che posso vedere è porre in una situazione di conflitto due soggetti che sono due familiari”.