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Ucraina-Russia, sanzioni: Mosca fuori da Swift è ‘arma atomica’, difficilmente sarà usata

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(Adnkronos) – Nel “massiccio” pacchetto di sanzioni che Usa e Ue da settimane minacciano di scatenare contro Mosca, è molto probabile che non sarà compresa la vera “arma nucleare”, l’esclusione della Russia dal sistema finanziario SWIFT, anche perché potrebbe comportare perdite miliardarie per le banche europee. L’attenzione si è molto concentrata, in Europa, sullo stop al gasdotto Nord Stream 2 che collega la Russia alla Germania. L’annuncio da parte di Olaf Scholz della sospensione delle autorizzazioni per l’infrastruttura esaudisce una richiesta del presidente Usa Joe Biden, che ne aveva espressamente parlato con il cancelliere tedesco.  

E tuttavia, è al momento ritenuto impossibile che la Germania, dopo avere ceduto sul Nord Stream 2, possa accettare anche il ‘sacrificio’ dello SWIFT e con lei, gli altri alleati europei di Washington. Se la Spd di Scholz era rimasta pressoché isolata all’interno della coalizione di governo tedesca nel difendere il gasdotto dalle sanzioni, sullo SWIFT ha un alleato potente, la Cdu di Friedrich Merz, che nelle scorse settimane, in un intervento su Die Welt, aveva parlato di “grosso errore” e di un danno che l’Europa avrebbe inflitto a se stessa, se le sanzioni occidentali avessero previsto anche l’esclusione della Russia dallo SWIFT. “C’è il grosso rischio che il sistema collassi”, aveva detto Merz, dando voce ai timori di molti. 

Venerdì, quando il termometro della crisi tra Russia e Ucraina era già da giorni sul rosso fisso, la stessa Casa Bianca ha fugato ogni dubbio: lo SWIFT verrà lasciato fuori dalle sanzioni. “Tutte le opzioni rimangono sul tavolo, ma probabilmente non vedremo lo SWIFT nel pacchetto iniziale”, ha spiegato ai giornalisti Daleep Singh, vice consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Biden.  

Ufficialmente, il Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications (SWIFT) è un sistema belga di messaggistica che connette oltre 11mila istituzioni finanziarie per i loro trasferimenti di denaro in tutto il mondo. Di fatto non detiene o trasferisce fondi, ma consente alle banche e ad altre istituzioni finanziarie di allertarsi a vicenda quando sta per avvenire un trasferimento.  

Per questo, escludere un Paese dal sistema equivale ad escluderlo dal sistema finanziario internazionale. Rimuovere la Russia dallo SWIFT renderebbe praticamente impossibile alle istituzioni finanziarie inviare denaro nel Paese o fuori dal Paese, con un contraccolpo durissimo per le aziende russe e i loro clienti stranieri, in particolare gli acquirenti di gas e petrolio. Una stima fatta nel 2014, all’epoca dell’annessione della Crimea, dall’ex ministro delle finanze russo Alexei Kudrin, stimò che un’esclusione dallo SWIFT avrebbe comportato per l’economia russa la perdita immediata del 5% del suo valore.  

A frenare le iniziali intenzioni di Washington sarebbero state principalmente due ragioni: le dimensioni dell’economia russa (assai maggiori di quella dell’Iran, già sanzionato con l’esclusione dallo SWIFT); e l’opposizione degli alleati europei. Nel primo caso, ha spiegato al New York Times Adam Smith, ex funzionario del Tesoro dell’Amministrazione Obama, “l’economia russa è una bestia differente. E’ due volte le dimensioni di qualsiasi economia precedentemente sanzionata dagli Usa”.
 

L’esclusione della Russia dallo SWIFT sarebbe sì un'”arma nucleare”, come ha recentemente commentato un banchiere occidentale, ma le conseguenze per le istituzioni finanziarie occidentali coinvolte con l’economia russa non sarebbero quantificabili e i governi dovrebbero in qualche modo rimediare alle perdite subite. Costi troppo alti per economie che si stanno appena riprendendo dalla recessione indotta dalla pandemia di Covid.  

In particolare, sono soprattutto le banche europee ad opporsi a questa misura. Il timore, come è emerso da più fonti nel corso delle ultime settimane, è che un’esclusione della Russia dallo Swift comporterebbe perdite per miliardi di dollari per crediti concessi che non verrebbero ripagati. Una conseguenza già visibile dei ‘venti di guerra’ che hanno agitato le ultime settimane sono ad esempio il passo indietro di UniCredit rispetto a possibili acquisizioni in Russia e l’accantonamento di fondi da parte dell’austriaca Raiffeisen Bank International in caso di sanzioni contro Mosca.  

Eppure, secondo diversi osservatori internazionali, proprio l’esclusione della Russia dallo SWIFT, combinata con sanzioni mirate contro gli oligarchi dell”inner circle’ di Putin, potrebbero assestare al leader del Cremlino un colpo fatale. I super ricchi sostenuti da Putin e che a loro volta sostengono il sistema di potere di Putin, in un gioco non sempre decifrabile di alleanze e tradimenti, mantengono le loro fortune al sicuro – e spendono le loro fortune – in Occidente.  

Come ha notato Alexei Sobchenko, ex funzionario del dipartimento di Stato Usa, citato in un articolo del Center for European Policy di Washington, “per questa gente, niente è peggio dell’essere tagliati fuori dall’Occidente e dai suoi benefici” ed è probabile che farebbero qualsiasi cosa per evitare di comparire in una lista di sanzioni. Congelare le fortune detenute dagli oligarchi russi nelle banche occidentali e allo stesso tempo bloccare qualsiasi transazione finanziaria con la madre patria e con le loro aziende in Russia sarebbe probabilmente un colpo decisivo.  

In un articolo pubblicato nel 2019 sulla Novye Izvestiya, si leggeva che la struttura del potere in Russia e l’intera cultura politica sono sature del “cianuro del tradimento” e che il tradimento è “l’ascensore sociale più veloce per l’élite russa”. Lo stesso Putin è consapevole dei rischi e probabilmente sa che molti esponenti del suo entourage difficilmente gli rimarrebbero leali, se vi fossero dei rischi concreti per le oro ricchezze.  

(di Marco Liconti)