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Benedusi compie 60 anni: “Fotografare il Papa, perché no?”

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(Adnkronos) –

Gli fai notare che il 22 maggio compirà 60 anni e
Settimio Benedusi ride: “Veramente? Accidenti”. A guardarlo, in effetti, non si direbbe. Il fotografo, nato a Imperia e cresciuto a pane e immagini, nella sua carriera lunga quasi mezzo secolo ne ha combinate di tutti i colori. “Oggi al Settimio ventenne direi ‘vai, fai tutto quello che vuoi, che va bene così'” ammette. Modelle, star del cinema, atleti, musicisti e artisti, Benedusi li ha ritratti tutti. Ieri le copertine delle riviste patinate, oggi ama definirsi ‘faccista’ e ‘bottegaio
‘, come per il progetto ‘Ricordi? Ritratti fotografici stampati’, con il quale gira l’Italia immortalando gente comune. L’obiettivo? Offrire a chiunque il privilegio di avere un ritratto firmato. “Chi è Settimio? Sono solo un fotografo – si schermisce lui, parlando con l’AdnKronos -.
Ho preso in mano la macchina a 12 anni. Lo ricordo bene, ero in seconda media e per tutta la vita ho fatto foto: è quello che so fare meglio”.  

Si sente “felice” ed “estremamente fortunato” Benedusi ad aver scelto il suo mestiere: “Per nessuna ragione reale sapevo che volevo fare questo – spiega – e in questi tempi in cui vige la mancanza di competenza, in cui tutti fanno tutto, io sono solito dire che l’orologio che porto, la camicia, gli occhiali, li ho comprati facendo il fotografo”. Il primo servizio pagato è per ‘Cioè’. A seguire le copertine che contano: ‘Sports Illustrated’, ‘Sportweek Dreams’, ‘Panorama’, collaborazioni con il ‘Corriere della Sera’, per il quale cura anche il blog Photobackstage. “Per tutta una serie di step ho fatto in modo che diventassi quello che sono oggi: ‘faccista’ e fotografo bottegaio - spiega -. Sono passato dal lavorare per i giornali con le grandi modelle al tornare a una fotografia più artigianale, da bottega”.  

Come l’anima di ‘Ricordi stampati’. “E’ un progetto che faccio da qualche anno e ne sono molto entusiasta – afferma Benedusi -. Volevo capire il mondo, analizzarlo e trasformalo. Prima facevo foto ‘aspirazionali’, che mostravano un mondo un po’ magico, con grandi location e modelle. Quel tipo di lavoro lì però non ha più senso. Ora è il momento dei social, dove la fotografia è democratica e inclusiva. Tutti hanno in tasca una macchina fotografica e fanno fotografie. Definirsi fotografo di questi tempi è un po’ ambiguo. È un po’ come con gli scrittori: tutti hanno una penna e un foglio e scrivono. La grande differenza è diventare un autore, cioè usare questo linguaggio per dire qualcosa fotografia”.  

A giudicare dal sold out che Benedusi fa ogni volta che mette piede in una città, si direbbe che il progetto abbia fatto centro. “Volevo riportare la fotografia al suo ‘Ground Zero’ – ammette – al modo in cui si faceva una volta: artigianale, pensato per le persone, inclusivo. Questo è ‘Ricordi stampati'”. Tantissimi i volti in bianco e nero finiti nel suo archivio: “Sono migliaia, ho perso il conto” ammette. Quello al quale è più legato appartiene a Bebe Vio. “Lei ha avuto un’enorme importanza nel mio percorso, è una grande atleta ma anche una ragazza normale, con la sua vita e le sue passioni – dice Benedusi -. E’ una persona straordinaria, con un’energia e un’intelligenza uniche. L’ho fotografata per ‘Panorama’ e ‘Sportsweek’ e ho capito che avevo voglia di ritrarre l’umanità e l’autenticità”. 

E il Papa? “Mi piacerebbe tanto fotografarlo – confessa Benedusi -. Bergoglio mi piace ma il principio di ‘Ricordi stampati’ è che chiunque fotografi sia uguale agli altri. Io ritraggo tutti nella stessa maniera, con la stessa luce e lo stesso approccio e per me il Papa e un bambino sono la stessa cosa. Ovviamente – rimarca – hanno valori e qualità diverse ma da fotografo, in questo progetto, io approccio chiunque alla stessa maniera”. Peli sulla lingua, Benedusi non ne ha. O lo si odia o lo si ama. “Non lo so se mi sono mai sentito inviso ai miei colleghi – chiosa Benedusi -. Io faccio di tutto affinché le mie foto abbiano un’aderenza alla realtà e ‘Ricordi stampati’ fa sì che ciò accada”. 

Nella vita privata un amico che conta c’è e si chiama Oliviero Toscani
. “Siamo molto legati e per me è un sogno – evidenzia Benedusi -. Da ragazzino in cameretta non avevo i poster dei cantanti ma i suoi manifesti. L’amicizia di Oliviero è un regalo pazzesco, di cui sono davvero orgoglioso. Da sempre, e ora più che mai, ha usato la fotografia come uno strumento di indagine sociale, culturale politica, etica e sociologica. Fare dei progetti con lui, che è l’inventore di questo tipo di fotografia ‘utile’, è incredibile”. Tra le nuove leve, invece, “mi piace molto JR – spiega -. E’ un francese che come Oliviero fa indagini sociali, raccontando il mondo”. Oggi a un giovane che vuole fare il suo mestiere direbbe di lasciar perdere le questioni tecniche. “I fotografi sono troppo attaccati all’aspetto formale ed estetico – scandisce -. Chiunque col cellulare può fare una foto perfetta, quello che conta è usare la fotografia da autore, avere un concetto in testa e saperlo raccontare”. 

Non solo fotografo, Benedusi è anche giornalista e vive con preoccupazione quanto sta accadendo in Ucraina: “Sui giornali salto le pagine della guerra perché mi spaventa questa situazione, si vedono cose assurde – ammette -. A livello fotografico nutro una profonda ammirazione per chi parte e va a documentare i fatti”. Quello tipo di fotografia, però, è datata. “Oggi tutti in tasca hanno un cellulare, il tipo di fotoreporter classico come Robert Capa non serve più – osserva Benedusi -. In Normandia c’era solo lui a documentare lo sbarco. Adesso lo stesso avvenimento sarebbe ripreso da mille occhi, compresi quelli dei soldati”. Tra vent’anni, come si vede? “Spero di essere come Oliviero Toscani – confessa – Da lui mi separano proprio vent’anni. Oliviero è un esempio per me e sono felice di vedere che a 80 anni si può essere così agguerriti, energici, appassionati e instancabili lavoratori”. (di Federica Mochi)