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Mattarella: “La cooperazione è patrimonio della comunità nazionale”

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(Adnkronos) – “L’Italia è sensibile alle sfide collettive che richiedono un impegno che trova radici profonde nel tessuto culturale, sociale, politico del nostro Paese. Un impegno che nasce dal forte spirito di solidarietà che ha caratterizzato la Repubblica italiana già nel secondo dopoguerra e che prese slancio ulteriore negli anni Sessanta del secolo scorso. La cooperazione è stata sin dall’inizio patrimonio collettivo della nostra comunità nazionale. I numerosi volontari presenti in maniera capillare negli angoli più sperduti del Pianeta ne sono una testimonianza e ad essi va espresso un apprezzamento sincero”. Lo rivendica con orgoglio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, in programma oggi e domani a Roma.  

Un’occasione che consente al Capo dello Stato di ribadire che “non esistono soluzioni locali a sfide globali come quelle delle emergenze sanitarie, dei cambiamenti climatici, della povertà estrema, dell’insicurezza alimentare”. Esigenze rispetto alle quali “non è risolutiva l’attesa che un’iniziativa basata sulla destinazione verso i Paesi più fragili soltanto delle risorse considerate eccedenti dalle economie dei Paesi più sviluppati permetta di vincere le sfide”.  

Al contrario, “la comunità internazionale deve saper assumere obiettivi condivisi e, intorno a essi, promuovere la tutela e l’affermazione dei beni globali: la vita, la salute, il clima, la prosperità contro la povertà”. Purtroppo “le grandi crisi internazionali, dalla pandemia all’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa, stanno drammaticamente riducendo, se non azzerando, risorse destinabili ad affrontare le grandi questioni dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza dell’umanità. L’azione per gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ne esce indebolita. Si riaprono scenari che apparivano definitivamente superati o in via di superamento”. 

In particolare “la guerra genera effetti gravissimi: si acuiscono le tensioni, si obbligano –a parte le vittime- milioni di donne e minori ad abbandonare le loro abitazioni per cercare rifugio altrove, si rende più difficile la collaborazione internazionale in materia climatica e ambientale, si creano squilibri insostenibili nei prezzi di alcune fondamentali derrate alimentari con conseguenze destabilizzanti per intere regioni del mondo, anche a noi prossime, come l’area del Mediterraneo e il continente africano. Si accentua la crisi della gestione del debito estero per molti Paesi. È questo l’amaro frutto di un conflitto, scatenato da Mosca per anacronistiche velleità di potenza, che richiede -ribadisce Mattarella- una risposta netta, unitaria e solidale, al fine di giungere al ripristino di condizioni di pace”. 

“La politica di cooperazione allo sviluppo ha, tra i suoi fini nobili, anche questo. Non è soltanto la proiezione naturale dei nostri valori costituzionali: è strumento fondamentale per costruire e preservare la pace. Il rapporto tra sviluppo e affermazione dei diritti umani è evidente. E se è altrettanto evidente che con la guerra non ci può essere sviluppo è chiaro che, senza sviluppo -come si è potuto constatare in diverse parti del mondo- non ci possono essere stabilità e pace”. 

In questo contesto, “l’Italia -rimarca il Capo dello Stato- è sensibile alle sfide collettive che richiedono un impegno che trova radici profonde nel tessuto culturale, sociale, politico, del nostro Paese. La cooperazione allo sviluppo viene definita dalla legge parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia, al pari di quella culturale, politica, economica e finanziaria, di difesa. Sono certo -è l’auspicio finale di Mattarella- che questa Conferenza nazionale rafforzerà ancor di più il suo valore strategico nella costruzione di orizzonti di pace, di stabilità, di progresso”. (di Sergio Amici)