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Qatar: Imma Battaglia, ‘passerà alla storia come il Mondiale dei diritti civili’

Adnkronos
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(Adnkronos) – ”Per quanto possano oscurare e ‘aver impedito’ in questi mondiali di calcio si è parlato tanto di diritti umani. Questo Mondiale passerà alla storia come il mondiale dei diritti civili. Abbiamo vinto tutti, chi ha perso è il Qatar”. Così Imma Battaglia all’Adnkronos sulle polemiche scaturite dalla scelta della Fifa di vietare ai giocatori delle varie nazionali che partecipano ai mondiali di calcio di indossare la fascia ‘one love’ a sostegno dei diritti Lgbtq+. ”Al di là di quella che è una pura retorica, quella che devi mettere i braccialetti arcobaleno – continua – credo che il risultato sia stato raggiunto. Durante questi Mondiali si è parlato tanto dei diritti negati, poi ci sono le regole della Fifa. Ho appezzato molto quello che hanno fatto quei giocatori iraniani che rischiano la vita quindi quando si parla di diritti civili non riesco a pensare solo alla comunità Lgbtq+. Penso che quello che sta accadendo oggi alle donne iraniane che hanno avuto il coraggio di ribellarsi è di gran lunga più importante. In questi Mondiali abbiamo vinto – ribadisce la Battaglia – il fatto che su tutti i giornali sia uscita la questione della fascia da capitano con l’arcobaleno e della fascia da capitano ‘no discrimination’ è indice del fatto che questo Mondiale è diventato già una manifestazione fortemente politicizzata, fortemente indirizzata sui diritti civili, per cui il risultato è stato raggiunto”. Battaglia poi prende le difese del presidente della Fifa Gianni Infantino: ”In conferenza stampa ha detto cose importanti – sottolinea – ha detto ‘sono gay’, ‘sono arabo’, ha lanciato un messaggio forte e lo ha fatto davanti a tutte le telecamere. Quindi la Fifa
si è schierata senza ombra di dubbio a sostegno dei diritti Lgbtq+. Anche se Infantino non è gay ha comunque preso una posizione politica. La Fifa ha fatto quello che era nei limiti delle loro possibilità e per me è stato molto importante”, conclude la Battaglia. 

(di Alisa Toaff)