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Ucraina, cardinale Müller: “Putin esempio ancora più grave di Hitler e Stalin”

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(Adnkronos) – “A mio avviso il presidente Putin, proprio perché è un cristiano ortodosso osservante, costituisce un esempio ancora più grave rispetto a figure come Hitler e Stalin, considerando che entrambi erano atei. Da un cristiano che si presenta in pubblico usando simboli cristiani, per esempio il rosario o il crocifisso, ci si aspetta un atteggiamento conseguente ai principi del cristianesimo”. Così il cardinale Gerhard Muller, prefetto emerito dell’ex Sant’Uffizio nel libro intervista con la vaticanista Franca Giansoldati ‘In buona fede’ , in uscita con Solferino il 27 gennaio. 

Il porporato, nel libro-intervista, risponde anche sulle critiche mosse al Papa a proposito della guerra in Ucraina. “Il Papa – osserva Müller – ha speso parole molto forti per arrivare a un cessate il fuoco, ha lanciato appelli e ha cercato di fare tutto il possibile per i profughi, anche se non ha mai condannato apertamente Putin all’inizio del conflitto. Probabilmente perché c’era il timore che il Cremlino potesse vendicarsi sulla vita delle comunità cattoliche presenti sul territorio russo: si tratta di una piccola minoranza, ma assai vivace e attiva. Forse allo scoppio della guerra avrebbe potuto rivolgersi al presidente russo pubblicamente, facendo leva sul fatto che Putin è un cristiano praticante e mettendo in evidenza che andare a baciare le icone e accendere i ceri nella Cattedrale moscovita del Cristo Redentore avrebbero dovuto indurlo a riflettere sul Vangelo, impedendo l’uccisione deliberata di decine di migliaia di ucraini e la distruzione di città, in una propaganda martellante viziata dalla menzogna. Un cristiano che va in chiesa come può arrivare a tanta violenza, e come si può spiegare questa contraddizione?”. 

È moralmente accettabile una guerra quando si tratta di combattere per difendere il proprio territorio dall’aggressore? “Nessuna guerra è ’giusta’. Ogni tipo di guerra è un obbrobrio. La guerra di difesa esiste nella misura in cui c’è da garantire la vita del proprio popolo e del proprio territorio invaso in modo ingiustificato. Uccidere un uomo per legittima difesa resta esecrabile, ma è consentito moralmente. È però lecito- osserva il porporato – armare un Paese che si sta difendendo e non può essere un esercizio teorico. Del resto senza armi l’aggredito come potrebbe difendersi da un Paese aggressore? Pensiamo al caso di Kiev e Mosca. I pacifisti cattolici non approvano che vengano date armi agli ucraini, ci sono state tante polemiche, ma dovremmo far notare loro che se non sono d’accordo con la Dottrina della Chiesa possono sempre scegliere di sottomettersi al presidente Putin. Possono anche trasferirsi in Siberia se vogliono, e lavorare senza salario per Mosca. A volte la mancanza di conoscenza della dottrina cattolica è abissale. Cosa fanno i russi in Ucraina? Uccidono migliaia di persone, distruggono le infrastrutture e la Chiesa non può certo accettare quanto sta avvenendo. Altra cosa è benedire i soldati al fronte con un gesto privo di sacralità, compiuto forse per affetto con l’augurio che i soldati salvino la propria vita. Tuttavia dà adito ad ambiguità. Il Catechismo parla del diritto di difesa dei popoli ma l’aspetto resta irrisolto in merito alle armi atomiche, che sono talmente distruttive da sviluppare incognite e dubbi enormi”.