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Renzi ha mandato la Boschi a sussurrare all'orecchio di Gentiloni, Lotti alla Fiorentina. Commento di Umberto Cecchi

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Umberto Cecchi

 Sì, in effetti si è fatto in un battibaleno a rifare il nuovo governo, ma ammettiamolo, è stato facile: si è preso il vecchio e lo si è rimesso al suo posto con un minimo rimpasto interno. Non di nomi dioguardi, ma di ruoli. Nè in questo gioco sfottò al voto indignato della maggioranza degli italiani, sono mancati attimi di sfrenato romanticismo e di tradimenti: Lotti il fedelissimo che aveva suggerito vagamente che forse sarebbe stato il caso di diventare più realisti e meno fantasiosi, è stato mandato a occuparsi della Fiorentina, e la Fatina dai Capelli Turchini, esperta in revisioni costituzionali, scioltasi in lacrime per il disastro combinato con la sua assurda riforma, Pinocchio l’ha recuperata e l’ha mandata a sussurrare alle orecchie di Gentiloni. Per ricordargli ogni giorno chi è che comanda. La Boschi dunque è ‘l’intelligence’ di Renzi. No, non l’intelligenza, ‘l’intelligence’, che è tutt’altra cosa che si basa su persuasione forzata e spionaggio.

E’ un governo che eternizza l’approfittarsi del Paese Italia. Nessuno se n’è ricordato in questa settimana di kermess di provincia, ma Renzi era stato chiaro: se perdo me ne vado, mollo tutto torno a casa e chiudo con la politica. Io non ci ho mai creduto. Neppure lui. E senza alcun pudore ripete le solite filastrocche da film disneniano per l’infanzia, ad uso di un Pd che ha distrutto: se una debacle come quella messa in scena dal duo ‘Renzi-fatina dai capelli turchini’ fosse capitata trent’anni fa, ma anche meno, i miei vecchi amici comunisti avrebbero sciolto il duo a pedate nel sedere.

Ora invece il leader, incapace di trarre spunto dalle lezioni politiche come quella del referendum, spiegherà ai compagni piddiessini che in realtà si è trattato di un vittoria, perché ora si sa chi sono i nemici e chi gli amici. Ma questo era facile da capire: gli amici erano gli imprenditori speranzosi di fare affari, e che hanno votato Sì. I nemici invece erano e restano i disoccupati, i giovani che non trovano lavoro, i pensionati che non arrivano alla fine del mese, i professori mandati allo sbaraglio nelle aule piene di indisciplinati e menefreghisti ignoranti e svogliati, gli artigiani che hanno chiuso bottega, gli operai che per fare un contratto di lavoro si battono per un intero lustro. E così via. Tornasse Berlinguer, lui che era un intelligente conduttore di uomini e produttore di idee, Renzi e la Boschi li epurerebbe come ai tempi di Migliore. Senza pietà. Che ruolo può avere un partito di sinistra se non combatte in difesa dei più deboli e si allea con i più forti, senza mettere in galera quei banchieri che hanno disfatto i nostri istituti di credito e bruciato i nostri soldi?

‘Che tutto cambi perchè tutto resti uguale’. Aveva ragione il principio del ‘Gattopardo’ e oggi ne abbiamo avuta la dimostrazione più  netta.

Qualcuno si è meravigliato del comportamento di Verdini con la sua ‘Ala’ eternamente tornante: con chiarezza ha detto: o mi date un ministro o non voto la fiducia. Ma non lo hanno ascoltato perché dal Nazzareno arrivavano voci indiscutibili: mai Verdini con noi al governo, ci rovinerebbe la reputazione politica. E così Gentiloni ha dovuto cedere. Ma se ben conosco Verdini, alla fine ci ha guadagnato. Se avesse avuto un ministro nell’esecutivo avrebbe perso libertà di gioco. Così, invece, cane sciolto come resta, assieme al suo branco, ha la possibilità di intervenire con aiutini esterni. Che ovviamente avranno la riconoscenza di chi li riceve. Insomma, lui è in affari: si tratta di domanda e di offerta. Cosa offre la maggioranza per qualche voto in più, un ministro no, ma certo ha molte altre cose da dare.

E Renzi? Imbottirà di gesti e parole come un imbonitore di razza, la sua platea del Nazzareno, non dirà, perchè sarebbe ovvio e anche ripetitivo, se non mi rinnovate me ne vado, ma resterà incollato alla sedia. Che se la perde perde tutto davvero. Come ‘El Gaucho’ di Borges che ‘asi perdiendo fue perdiendo todo’. Ma non temete ve lo ritroverete lì. Puntuale, fra trent’anni a raccontarvi una favola bella e disperata, e allora verrà nominato  Presidente della Repubblica. Se ci sarà ancora una Repubblica. 

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