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«Come sostenere i figli adottivi e le loro famiglie». Incontro in regione Toscana

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Focalizzare gli aspetti che possono aumentare il benessere presso le famiglie adottive. È stato questo l’obiettivo dell’incontro sul tema dell’adozione che si è tenuto nei giorni scorsi nel salone delle Feste della Regione Toscana. Dopo il saluto delle autorità, ad aprire il confronto è stato Abukar Aweis Mohamed, coordinatore e delegato Amsi-Umem per la Toscana.

È possibile focalizzare gli aspetti che possono aumentare il benessere nelle famiglie adottive attraverso un discorso multidisciplinare. «Dobbiamo tutti lavorare in modo proattivo, dalle istituzioni alle famiglie, dalla scuola ai professionisti socio-sanitari, proprio per prevenire il disagio psicologico dei bambini, soprattutto di quelli bisognosi e fragili – ha spiegato Abukar Aweis Mohamed -. Non dobbiamo trascurare il disagio perché, a volte, porta tristemente gravi rischi non solo per la salute del bambino. C’è da dire che noi siamo fortunati perché i servizi presenti in Toscana sono migliori rispetto ad altre Regioni d’Italia, ma ciò non vuol dire che siamo più bravi di loro. La rete ha sempre bisogno di un dialogo, cosa che oggi manca».

«Di solito, all’arrivo del bambino, i genitori ci forniscono una scarsa documentazione sanitaria – ha detto SandraBucciantini, Infermiera Aou Meyer -.  Nei casi in cui è presente, non sempre sono riportate tutte le vaccinazioni fatte e/o per quanto tempo sono stati sottoposti a terapia. Su 100 bambini, più del 50% è affetto da patologie diagnosticabili solo dopo la visita e l’esecuzione degli esami. Il 20% è invece affetto da patologie diagnosticabili solo con l’esame obbiettivo (malformazioni, sindromi feto-alcoliche, ecc.). Si tratta di bambini sottoposti a valutazione (follow up) periodica, in base all’andamento delle patologie riscontrate e all’evoluzione clinica. Oltre alle visite e agli esami ematici di controllo, sono previste consulenze psicologiche, dietologiche specifiche in base all’esito dell’esame e alle storie cliniche, nonché il piano di vaccinazione.

Paolo Sarti,pediatra di famiglia, ha contribuito grazie alla sua decennale esperienza pediatrica, sottolineando la necessità di irrobustire i bambini adottati non solo dal punto di vista medico, ma anche e soprattutto emotivo e psicologico. Alessandra Papa, dirigente USR Miur, ha illustrato gli strumenti disponibili per aiutare gli alunni adottivi, le linee guida 2104 della Toscana e Miur 2014 con l’obiettivo di creare una rete. La dirigente ha inoltre sottolineato come l’età media dei bambini adottivi sia aumentata. Non mancano le difficoltà che spesso coincidono con l’andamento scolastico del bambino.

Giacomo Forti, dirigente scolastico, ha introdotto un altro delicato argomento legato all’adozione: la scuola che concorre all’educazione, all’accoglienza e all’inclusione del minore adottato. «Le linee guida aiutano – ha detto – ma occorre anche formazione dei docenti e lavorare caso per caso».

Cornelia Alba Murano, neuropsichiatra Usl Centro, ha portato il suo importante contributo esponendo gli aspetti che legano il mondo delle adozioni alla neuropsichiatria infantile e indicando quanto sia importante lavorare in sinergia con medico di base e scuola.

Margherita Lardo,psicologa psicoterapeuta, che si occupa di post adottivo, ha ritenuto importante sottolineare che «il benessere del minore adottato si ottiene non soltanto concentrandosi direttamente e unicamente su di lui, ma supportando anche le famiglie e la scuola, che spesso necessitano di accompagnamento e sostegno. La continuità dell’aiuto, dunque, è un argomento caldo come spiegato anche da Domenico Marziale, psicologo psicoterapeuta che da tredici anni conduce incontri di gruppo per genitori adottivi. Questi hanno permesso ai genitori di sentirsi meno soli, più ascoltati, compresi e aiutati. Attraverso il gruppo i genitori hanno acquisito maggiore consapevolezza e forza che inevitabilmente hanno trasmesso ai propri figli. Le stesse mamme adottive hanno colto l’occasione per segnalare come manchi la dovuta formazione alle insegnanti su questo tema da affrontare con i bambini. «È essenziale – hanno detto – preparare i docenti a sviluppare un’alleanza terapeutica tra famiglia, scuola, servizi salute mentale infanzia e adolescenza, Comuni di residenza, oltre che a dare un valido aiuto per sostenere la famiglia in modo continuativo».

 

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