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«L’infermiere non deve mai dimenticare l’umanizzazione dell’assistenza». Il punto di vista di Tonino Aceti, nuovo portavoce della Fnopi

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«La tenerezza è la chiave per capire il malato e, insieme alla carezza, rappresenta la medicina preziosa per la sua guarigione». È con questa frase pronunciata da Papa Francesco durante un’udienza privata con gli infermieri che Tonino Aceti, nuovo portavoce della Federazione degli Ordini degli infermieri-FNOPI riassume il senso che per lui ha questa professione. Aceti, romano di 39 anni, ricopre il nuovo ruolo di portavoce dal primo febbraio scorso. In precedenza è stato anche coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato.
«La prima criticità nel mondo degli infermieri – spiega il neoportavoce Fnopi – è adeguare il numero del personale ai bisogni e alle aspettative reali dei pazienti. Il tetto di spesa del personale è fermo al 2004 e per di più anche ridotto dell’1,4%: vuol dire che c’è un limite di spesa inadeguato rispetto ai bisogni della salute della popolazione, che comunque negli anni aumentano. Invece bisogna investire di più nel personale infermieristico. Altra criticità sta nel fatto che oggi gli infermieri potrebbero svolgere funzioni e attività sempre maggiori all’interno del percorso di cura e ricoprire ruoli con più responsabilità ma incontrano costantemente resistenze in questo cammino. Infine, il tema dell’infermiere di famiglia e comunità, importante soprattutto per chi vive in aree isolate e disagiate del Paese, registra esperienze pilota in alcune regioni che dovrebbero diventare sistema in tutto il territorio nazionale. Ma davanti abbiamo una strada lunga».
Il personale infermieristico, anno dopo anno, ha fatto grandi passi in avanti, dal punto di vista di qualità e competenze. «Questo è sotto gli occhi di tutti – prosegue Aceti -. Bisogna lavorare per garantire l’umanizzazione dell’assistenza, attenta ai diritti fondamentali dei pazienti (come l’ascolto, l’evitare dolori inutili, essere informato, avere accanto a sé il proprio caro). Penso che a queste cose l’infermiere non dovrà mai rinunciare se vuole crescere anche dal punto di vista professionale. Sono le dimensioni che devono essere garantite dal personale infermieristico. Peccato che questa visione si scontri tutti i giorni con processi di ottimizzazione del lavoro per ottenere più produttività nel sistema sanitario, come una sorta di catena di montaggio. In questo modo rischia di essere sacrificato il tempo dell’ascolto e della sensibilità. In questo senso, le mie priorità saranno portare all’interno delle politiche della professione infermieristica le competenze che ho sviluppato nel mondo dell’associazionismo verso pazienti e cittadini, in modo da far sì che le politiche siano incentrate su di loro, ma anche in modo da contribuire a sviluppare un Ordine delle professioni infermieristiche sempre più a misura di infermiere e cittadini. L’Ordine deve essere a loro misura. Infine – conclude Aceti – cercherò di fare in modo che gli infermieri contino sempre di più nelle politiche sanitarie e quindi il mio aiuto sarà sempre di più istituzionale, a cominciare dalla partita dell’infermiere di famiglia e di comunità».

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