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Elezioni / Daniela Forconi “Prato ha bisogno di rinnovarsi”

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Il nuovo assetto politico ha richiamato l’attenzione di molti italiani, un richiamo alla politica come  un’attenzione nuova alla città. A Prato una new entry è quella di Daniela Forconi figlia di un noto medico del passato.  Laureata in filosofia e storia, autrice di varie pubblicazioni fra le quali una di notevole importanza su Ferdinando Martini giornalista nella toscana granducale e successivamente storico, ministro dell’Italia novella e governatore dell’Eritrea. Daniela Forconi è candidata per il consiglio comunale nella lista civica per il candidato sindaco   Daniele Spada.

Lei è stata a suo tempi una sostenitrice di Forza Italia, come mai questo abbandono?

Forza Italia ebbe il pregio della rottura del tan tran politico e di frenare la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto. Fu una grande intuizione di Berlusconi. Oggi a ridestare la politica sopita sono altre forze politiche soprattutto di attirare l’attenzione dell’Europa sui numerosi problemi irrisolti che ci penalizzano. Come scaricare sull’Italia la massa sempre crescente di immigrati che dovrebbero essere distribuiti più correttamente.  Per impedire, da una parte, il loro sfruttamento e agli italiani un onere economico e morale difficile da sostenere in un periodo di crisi. Il buonismo non consiste nel ricevere tutti e mandarli a raccogliere pomodori o arance a compensi da schiavismo e confinarli in baraccopoli che ogni tanto prendono fuoco.

Per lei gli immIgrati sono un pericolo?

Il pericolo non nasce dagli immigrati, nasce dalla loro necessità di sopravvivenza. Senza lavoro non mangiano. E molti sono costretti a dormire sotto i ponti o sui marciapiedi. E questo è inaccettabile.

La soluzione? Se c’è una soluzione.

La soluzione è europea. I paesi membri pensano esclusivamente per se. La Francia li lascia sugli scogli, la spagna al di là delle reti stese sulle coste, e la Germania sceglie solo i Turchi e nessuno protesta.  L’altro punto dolente sono le centinaia di organizzazioni di accoglienza spuntate come funghi, molte delle quali si arricchiscono con l’immigrazione, riscuotendo danari dallo Stato e dai Comuni  che spesso vanno nelle tasche di persone con pochi scrupoli. A Prato alcune di queste organizzazioni sono sotto inchiesta e chiuse.

 Di cosa ha bisogno Prato?

Di uscire da un settantennio di gestione sempre uguale. Le città crescono e invecchiano. Hanno bisogno di idee nuove, non di dogmi o teorie del passato. La città ha bisogno di rinnovarsi di crescere sul piano culturale, di valorizzare il suo patrimonio artistico e di ritornare alla sua vocazione del tessile con nuove idee, rilanciare il “marchio Prato” che coniughi qualità del prodotto, etica professionale, rispetto della legalità. Risvegliare insomma la sua potenziale capacità di fare e riacquistare la sua identità.  Prato deve  chiudere coi vecchi problemi. Sono trent’anni che si parla del sovrappasso o  sottopasso del Soccorso, abbiamo un  nuovo ospedale che è più piccolo del vecchio, e che ora  va ampliato con ulteriori spese per la comunità. La tanto decantata   agenzia della salute, almeno a Prato,  non è mai partita. La città deve farsi conoscere come la terza della toscana centrale, ma manca di uomini e mezzi per la sua sicurezza, furti, rapine sono all’ordine del giorno, è tra le prime città per lo spaccio di droga, le sale da gioco più o meno legali stanno dilagando sul territorio. Isernia, nominata provincia con Parto ha prefettura e istituzioni da grande città, Prato, che è grande davvero, no.

Credo fermamente nell’alternanza politica come forma per esprimere nuove possibilità, rinnovamento, vera democrazia e impedire che alla fine i gestori del potere diventino padroni.

 

 

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