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Il nuovo corso della guerra. Quello che ci insegna l’Ucraina

Lorenzo Ottanelli
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Binari ferroviari distrutti nella regione di Zaporozhye

Settimo giorno di guerra, una settimana dall’inizio delle operazioni, cominciate il 24 febbraio. Alle 03:51 di giovedì Putin ha, infatti, diramato un messaggio alle televisioni russe dicendo di voler “denazificare” l’Ucraina e liberarla dai suoi governanti “nazisti e drograti”. Un nuovo corso per una guerra che è solo all’inizio.

La guerra di quinta generazione

Una guerra di propaganda con notizie frammentarie e da verificare. I social campeggiano in primo piano con immagini nuove o vecchie, false o solo in parte inventate. E’ la guerra ibrida di quinta generazione, in cui l’informazione e la comunicazione diventano un punto nevralgico. Si punta sull’infodemia, sulla misinformazione, su messaggi falsi e messaggi veri da entrambe le parti. E non solo, nel mezzo si trovano anche persone comuni che intasano la rete di video e foto prese altrove per qualche like o una condivisione in più. Qualcosa che gli strateghi sanno e utilizzano. Così però è più difficile costruire una strategia di attacco, ma anche di difesa.

E’ una guerra di hacker e di blackout, è una guerra cibernetica dove i missili puntano a una regione specifica, a target ben ponderati. Ieri è stato il caso della torre televisiva e del palazzo governativo di Kharkiv. E’ una guerra che è anche guerriglia, come tutte le guerre contemporanee che non si combattono nei campi di battaglia ma in città, tra i paesi, dove tutti vogliono fare la loro parte per non tornare sotto l’egida russa. Perché l’Ucraina, nonostante i mille difetti (ma chi non li ha), è un paese democratico, mentre la Russia non lo è più da tempo. I cittadini ucraini si ribellano: in tanti dopo il 2014 hanno imbracciato un’arma e ora sanno come utilizzarla. I tutorial sui social per la costruzione delle molotov servono oggi più che mai e si arrabattano lattine e bottiglie di vetro per costruirne il più possibile.

Il paese è una progressione di checkpoint. Posti di blocco utilizzati per ridurre al minimo il passaggio di russi infiltrati e non solo. Intanto è ormai scontato che la strategia di Putin di una guerra lampo non ha funzionato. Il leader russo non pensava che gli ucraini non si arrendessero e che l’esercito non capitolasse Zelensky. Così oggi si trova a bombardare a raffica, con l’invio di contingenti sempre più numerosi e la conquista lenta dei territori da nordest, est e sudest: luoghi in cui si erano svolte le esercitazioni militari (Bielorussia, Crimea, i territori al di là degli Oblast di Donetsk e Luhansk).

Guerra in Ucraina. Settimo giorno con l’incognita sui negoziati – Diretta | La Gazzetta di Firenze

Le conseguenze economiche

Mosca non si aspettava nemmeno una risposta così repentina e forte da parte dell’Occidente. Non si aspettava il blocco dello Swift per molte delle sue banche, nemmeno che dovesse chiudere la borsa per almeno tre giorni di fila. Ieri la valuta russa ha perso il 30% e ora un rublo vale meno di un centesimo di euro. Ed ecco che si presentano le file alle banche russe per ritirare liquidi. Se gli istituti di credito fallissero sarebbe una debacle totale per Putin. Credeva di rinsaldare attorno a sé il popolo e, invece, ha ottenuto il risultato contrario.

Oggi anche alcuni oligarchi stanno pensando se la mossa del loro presidente sia stata azzardata, un colpo di mano che ha condotto anche la (da sempre) neutrale Svizzera ad allinearsi all’Europa nelle sanzioni.

Così ieri è fallito il cluster di aziende che dovevano completare Nord Stream 2, il gasdotto che avrebbe congiunto Russia e Germania e che avrebbe tagliato fuori dall’interesse geostrategico l’Ucraina stessa. Le aziende cinematografiche statunitensi hanno deciso di non inviare i propri prodotti a Mosca. Molte aziende, online e offline, hanno preso la sofferta decisione di non vendere più ai cittadini russi.

Un cambio di prospettiva: una guerra in Europa non è concepibile e se avviene è necessario fare di tutto per fermarla il prima possibile, ma con risolutezza e senza capitolazioni. Il ritorno della Nato rappresenta proprio questo: un fossile che è stato riportato in vita per difendersi. Sta a noi comprendere che non si può tornare indietro: il nuovo corso della guerra sarebbe la sconfitta del nuovo mondo al confronto col Novecento.