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Referendum giustizia. Quesito 1: Abrogazione del Decreto Severino

Lorenzo Ottanelli
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12 giugno, giorno di elezioni. Amministrative ed enti locali. Ma anche referendum, 5 quesiti per abrogare alcune norme riguardanti la giustizia. Ogni giorno vi spiegheremo un quesito referendario, senza dare pareri su come votare, ma cerchiamo di spiegare quali sono i motivi che hanno portato alla scelta di chiederne l’abrogazione e i cambiamenti che apporterebbero. Partiamo oggi col primo quesito.

Cancellazione del Decreto Severino sull’incandidabilità dopo la condanna.

Il decreto Severino nasce nel 2012, durante il governo Monti. Una scelta, quella della Guardasigilli di dieci anni fa, per limitare la presenza nella pubblica amministrazione di persone che hanno commesso determinati reati. In particolare, la legge impone requisiti su incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi.

Il testo – Scheda Rossa

«Volete voi che sia abrogato il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n.190)?»

La Severino nel dettaglio

L’incandidabilità, l’ineleggibilità alle elezioni e la conseguente decadenza da tali cariche, l’impossibilità di ricoprire incarichi di governo per chi ha commesso reati gravi è ampliata anche a chi ha avuto una condanna prima dell’entrata in vigore del decreto.

I membri del Parlamento italiano ed Europeo sono incandidabili se condannati ad almeno due anni di carcere per: reati di allarme pubblico come mafia/terrorismo; per reati contro la pubblica amministrazione (peculato/concussione/corruzione) o per altri delitti non colposi ma che superano i 4 anni di detenzione. Ci sono condizioni specifiche per gli enti locali e le amministrazioni regionali

Se la condanna non è definitiva (non si è arrivati al terzo grado di giudizio o si è fatto ricorso) la sospensione dalle cariche pubbliche è per tutti in via automatica e per massimo 18 mesi, un fatto che la Corte Costituzionale ha giudicato legittimo.

Se vince il sì 

Nel caso in cui vincesse il sì, ovvero venisse abrogata la legge, tutti i condannati, anche in via definitiva, potrebbero candidarsi ed essere eletti. Ma solo se il giudice che impone la condanna non applica, in aggiunta, l’interdizione dai pubblici uffici, così come accadeva prima del 2012. Per chi non ha avuto condanna definitiva non esisterà più la possibilità di ricorrere alla sospensione dei 18 mesi.

Cosa dice chi è a favore

I promotori del referendum sulla giustizia spiegano che la Severino sia inefficace e qualche volta problematica. Se, ad esempio, un sindaco viene interdetto dal pubblico ufficio mentre è in carica, questo può spesso portare a vuoti di potere (soprattutto per gli enti locali). Se, poi, lo stesso viene assolto dalle accuse può tornare al suo posto, ma nel frattempo qualcuno ha dovuto governare per lui.

Cosa dice chi è contro

Tuttavia, chi si oppone all’abrogazione dice che, seppur vero che esistono delle storture come la sospensione per le condanne non definitive, abrogare l’intero decreto significherebbe mettere fine a uno strumento che è da molti considerato uno dei più importanti strumenti contro la corruzione utilizzato negli ultimi anni.

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