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G7, Zelensky arriva a Hiroshima. Giro incontri per Meloni

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(Adnkronos) – La notizia polarizza l’attenzione dei giornalisti raccolti nella sala stampa della ‘Hiroshima green arena’ sin dalle prime ore del mattino. Nonostante il governo giapponese abbia assicurato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sì, ci sarà, ma prenderà parte al G7 di Hiroshima ‘solo’ in videocollegamento, si fa spazio di ora in ora la convinzione del suo arrivo. E infatti il leader della resistenza ucraina volerà nelle prossime ore a Hiroshima su un aereo francese, ‘silenziati’ tempi e orario di arrivo per motivi di sicurezza. Unica certezza è che parlerà domenica, assieme alla convinzione che dominerà anche questo summit. 

Del resto la guerra in Ucraina è la protagonista indiscussa di questa prima giornata del G7, dove anche la Cina la fa da padrona, un convitato di pietra, al centro dell’ultima sessione di lavoro sull’indo-pacifico ma anche di quella sulle catene di approvigionamento che da il via al vertice. I leader spingono sulle sanzioni alla Russia, mettono nero su bianco una nuova stretta sull’export di diamanti. L’aggressione russa “costituisce una violazione del diritto internazionale, in particolare della Carta dell’Onu”, e puntano il dito sulla “retorica nucleare irresponsabile della Russia”. Una condanna resa ancor più suggestiva nella cornice di Hiroshima e di un passato indimenticato. 

Giorgia Meloni arriva al summit in un tailleur sui toni del celeste chiaro. Prima del vertice, vede il primo ministro canadese Justin Trudeau. Il formato è quello del bilaterale, dunque più strutturato rispetto agli incontri avuti poi con il cancelliere Olaf Scholz e con il primo ministro britannico Rishi Sunak. Una delegazione di giornalisti canadesi assiste ai primi minuti di conversazione, di solito uno scambio di battute del tutto formale. E invece Trudeau ‘punge’ Meloni su un teme sensibile, dicendosi preoccupato per i diritti Lgbt in Italia. E lo fa alla presenza dei cronisti, toccando un dossier che lo vede paladino dei diritti ‘arcobaleno’ dentro e fuori i confini nazionali. Meloni è visibilmente infastidita, si passa una mano tra i capelli, risponde che il suo governo non ha toccato la legislazione, lavora in continuità con le amministrazioni precedenti. 

In Italia rumoreggiano le opposizioni, rimproverano a Meloni di aver in realtà impresso un netto cambio di rotta, a cominciare dallo stop alla trascrizione dei certificati di nascita dei figli delle famiglie ‘arcobaleno’. Fonti italiane ammettono che il tema è ‘spuntato’ inatteso, ed è “sorprendente” perché l’incontro era stato preparato dalle due diplomazie e questo “non era uno degli argomenti chiave”. Tuttavia le stesse fonti derubricano frettolosamente l’episodio: “l’incontro è andato bene – sostengono – e si è passati rapidamente ad altro. Come si evince dal comunicato diffuso dal governo canadese, la questione non è in cima ai loro pensieri, è cominciata e finita lì”. 

Terminato il bilaterale con il leader canadese, Meloni si dirige al summit e prende parte alle tre sessioni di lavoro. E’ qui che mostra agli altri leader le foto dell’alluvione in Emilia Romagna, scatti che raccontano la disperazione, la distruzione e il dolore di queste ore. Incassa la solidarietà dei ‘Grandi’, alcuni attivano gli ambasciatori a Roma per capire come poter dare una mano. Il presidente francese Emmanuel Macron, dopo i giorni di freddo con l’Italia, esprime la solidarietà di Parigi anche via Twitter. 

Meloni ritaglia poi un incontro con Olaf Scholz, in vista della visita che vedrà il cancelliere tedesco in Italia il prossimo 8 giugno. Sul tavolo fa capolino anche il delicato dossier ‘Ita-Lufthansa’, più in generale affrontano il tema della crescita di sinergie tra i sistemi industriali dei due paesi. Con Sunak l’intesa è piena, come emerge anche dalle foto scattate durante il loro incontro, la natura selvaggia di Hiroshima a far da cornice. L’atteso incontro con il presidente statunitense Joe Biden non ha invece avuto luogo in questa prima giornata di lavoro, ma i due parlano fitto fitto assieme alla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen mentre si dirigono, a piedi, al tempio dei cervi sacri sull’isola di Miyajima. 

Ed è proprio von der Leyen, durante il summit, a spingere affinché si lavori per offrire un’alternativa al Belt and Road Initiative, tema scivoloso per l’Italia, unica potenza del G7 ad aver sottoscritto il Memorandum of Understanding: anno 2019, primo governo Conte in carica. Roma dovrà decidere entro fine anno se restare o strappare, ma fonti italiane tornano a rimarcare che c’è tempo per decidere, assicurando che da parte degli altri leader non c’è alcuna pressione al riguardo.  

States compresi, come proverebbe un incontro di altissimo livello avuto nella giornata di oggi con un esponente dell’amministrazione americana. Bocche cucite sul nome, ma Roma torna a ribadire che sulla ‘Via della Seta’ sarà solo lei a decidere, coinvolgendo il Parlamento e il Copasir nel verdetto finale. (di Ileana Sciarra)