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Colline Albelle, i vini secondo Julian Reneaud

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di Elisabetta Failla

Julian Reneaud è un giovane agronomo ed enologo francese che, dopo aver girato il mondo facendo esperienza da un’azienda vinicola all’altra, è arrivato in Toscana innamorandosi a tal punto del territorio di Riparbella che, nel 2016, decise di fermarsi in questa zona per produrre i suoi vini. Una decisione, quella del giovane winemaker, che forse può stupire, visto il suo carattere intraprendente che, senza tanti soldi in tasca, è riuscito a lavorare nelle zone vitivinicole più interessanti del mondo.

“Dopo aver girato in una strada stretta e una rapida salita – ci ha raccontato la prima volta che lo abbiamo incontrato – a circa 350 mt slm siamo stati accolti da un panorama aperto, il sole e poche nuvole pennellate sullo smalto blu del cielo. A catturare l’attenzione un vigneto abbandonato, bellissimo e di grande potenziale. Così ho deciso di riportarlo in vita”.  Nasce Colline Albelle, dall’antico nome di Riparbella (Ripa Albella ovvero Ripa Bianca), un progetto che coinvolte anche Dilyana Vasileva e Irena Gergova, due produttrici di vi in Francia e in Bulgaria

La zona di Riparbella, nell’entroterra di Cecina, è una delle giovani enclave della costa che si sta facendo notare per la qualità e la personalità dei propri vini. La sua superficie si estende su colline dai suoli I suoli drenati, sabbiosi e sassoso.

Julian ha saputo dare al progetto enologico un’interpretazione moderna e contemporanea che affonda le radici nei principi di sostenibilità̀ e biodiversità̀. “La filosofia di viticoltura su cui si fonda il mio lavoro – ha spiegato Julian Reneaud – si basa sul concetto biologico e biodinamico. Biologico per il non utilizzo di pesticidi sistemici. Biodinamico per la ricerca di armonia tra tutti attori di un’azienda, dall’uomo a tutti gli organismi viventi che animano ls La proprietà è composta da 40 ettari, in parte boschivi e in parte vigneti, e da un grande casolare, Villa Albella, gestita dallo chef Roberto de Franco, diventerà anche un luogo dedicato all’ospitalità con un ristorante e una nuova sala degustazione. I vitigni coltivati sono il Sangiovese, il Cilegiolo, il Vermentino, il rarissimo Canaiolo Bianco, il Merlot e il Petit Manseng.

Recentemente abbiamo degustato le nuove annate dei vini di Colline Albelle in abbinamento dei piatti di Atto di Vito Mollica presso Palazzo Portinari.

Abbiamo iniziato con Inbianco 2022, un Vermentino volutamente con una gradazione alcolica più leggera (10%vol.), vinificato in acciaio e con un affinamento del 10% delle uve in barrique non tostate. Si tratta di un vino bianco molto fresco che potrebbe avere le giuste caratteristiche come base per lo spumante. Di colore giallo paglierino, al naso mostra note floreali, vegetali e minerali. Al gusto esplode subito la sapidità e la mineralità con una persistenza moderata. In abbinamento a questo vino abbiamo assaggiato un’insalata di mare tiepida su crema di fagioli di Rotonda.

Il secondo vino in degustazione è stato Inrosso 2021, un Merlot in purezza prodotto per il secondo anno, abbinato a un ottimo Animelle e porcini. Le uve fermentano in acciaio e affina per il 30% in barrique per 18 mesi e il 70% in cocciopesto. Di colore rosso rubino brillante, al naso si percepiscono sentori fruttati, speziati e vegetali mentre al gusto appare abbastanza corposo, con tannini decisi ma non invadenti e persistente. Un vino abbastanza equilibrato e longevo.

Il terzo vino degustato è Serto 2020, un Sangiovese in purezza alla sua prima uscita. Un vino che si contraddistingue per eleganza e verticalità. Dopo la fermentazione alcolica e la malolattica in acciaio, questo vino affina per 30 mesi in botti di rovere della Borgogna e poi in bottiglia per sei mesi. Di colore rosso rubino tendente al granato quasi impenetrabile, al naso si percepiscono aromi di frutti neri maturi e note balsamiche, speziate e di sottobosco. Al gusto ha una buona struttura, è morbido, fresco, con tannini eleganti e non invasivi e un finale balsamico e fruttato e persistente. Davvero piacevole gustato in abbinamento con i cannelloni di fagianella e con il lombetto di capriolo arrostito.

Per finire Julian Reneaud ha scelto Inbianco 2020 abbinato ad un delizioso Savarin al diospero combinato con del gelato al miele, una combinazione insolita ma gradevole. Il vino è fresco, raffinato, delicato con sentori floreali che ben si univa al gusto del dolce.