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E’ ancora guerra tra studiosi sulla ricerca, dietro una parete del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, della Battaglia di Anghiari, il dipinto perduto di Leonardo. Li’, alle spalle del muro est, dove il team dell’ingegner Maurizio Seracini, in collaborazione con il Comune e con National Geographic sta conducendo l’indagine, non ci sarebbe ”una discontinuita’ localizzata da far pensare ad una cavita’ che celi un affresco”: ne e’ convinto il docente della facolta’ di ingegneria di Firenze Massimiliano Pieraccini, che oggi ha illustrato la sua posizione durante un’audizione alla commissione cultura comunale. Questo, come ha spiegato Pieraccini, e’ il risultato di una ricerca radar effettuata su tutte e quattro le pareti del Salone dei Cinquecento. Uno studio al quale, e’ stato ricordato nel corso dell’audizione, prese parte anche l’ingegnere Seracini. La stessa intercapedine trovata dietro quel tratto della parete est dove si sta conducendo oggi la ricerca, ”si riscontra – ha spiegato Pieraccini – anche in altre parti della stessa parete, ovvero su una superficie di circa 50 metri”; e, ha aggiunto, ‘non c’e’ una discontinuita’ localizzata da far pensare ad una cavita’ che celi un affresco. Sembrerebbe di piu’ qualcosa di inerente all’ intera parete del muro”, questa l’ipotesi del docente. Il professore ha inoltre precisato che ”l’ immagine radar, diffusa pubblicamente da Seracini nella conferenza stampa di presentazione dei primi risultati della ricerca della Battaglia a marzo, e’ stata realizzata in verita’ dall’Universita’ degli Studi di Firenze nel 2002 (dipartimento di elettronica e telecomunicazioni), senza che questa sia stata mai menzionata, nonostante la convenzione a suo tempo stipulata tra l’ingegnere Seracini e l’Universita”. Le parole di Pieraccini hanno fatto andare su tutte le furie Seracini. ”L’intercapedine localizzata dietro quella parete c’e’ – ha replicato – e provarlo sono un filmato proiettato il giorno della presentazione dei risultati finora ottenuti ed altri 3 studi radar, oltre a quello cui si fa riferimento, che ne testimoniano l’esistenza”. L’ingegnere ha anche ricordato che ”la persona sentita in commissione oggi e’ tra i firmatari dell’appello promosso alla fine dello scorso anno contro la mia ricerca; inoltre, ai tempi in cui fu realizzata l’indagine radar di cui parla, questa stessa persona si trovo’ a studiare per la prima volta le pareti del Salone dei Cinquecento, studio che, in base alle sue ultime affermazioni, gli raccomanderei di continuare a portare avanti”. Seracini rigetta anche la critica di non aver citato la ricerca radar nella presentazione dello scorso marzo, pur avendone usato un fotogramma. ”Alla faccia dell’ appropriazione – dice – ho solo preso una piccola immagine di una pubblicazione che porta anche la mia firma. Quello che emerge dall’audizione di oggi – conclude – e’ che nonostante le evidenze raccolte dalla mia indagine, si continua a gettarvi fango, con insistenza ed intenti manifestamente denigratori”.

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