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La solitudine di Renzi nasce da un'aristocrazia chiusa dai voleri di un clan di consiglieri e politici impreparati

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L’analisi più ricorrente in questi ultimi giorni è quella della ‘solitudine di Renzi’. Una sorta di sindrome che colpisce i politici e che non è per niente nuova. Il fatto è che a voler leggere l’attualità e le future possibilità  di Renzi, bisogna dare un’occhiata al passato. Pochi uomini politici, prima di lui, hanno avuto le sue opportunità: Primo ministro e segretario del partito di maggioranza. Non solo ma figlio di una regione  rossa – quindi tutta sua se fosse stato rosso – ed ex sindaco di una città con una eccezionale storia alle spalle, quella universale dei Medici, fattori di economie e di politiche geniali, fortemente innovative, e quindi capitale dell’Italia unita che poi passò la mano a Roma. Oggi i Medici insegnano ancora mentre ormai Roma, giorno per giorno, ci fa capire la crisi profonda, quasi vergognosa che l’avviluppa: sia in Comune che in un parlamento totalmente incapace di avere idee, di difenderle e di mettere  assieme una opposizione, senza la quale una democrazia zoppica.

Renzi, ha avuto dalla sua anche le gioventù, unita e una buona dose di egocentrismo straripante e di improntitudine dialettica. Elementi questi che hanno portato alla fine del suo premierato e della sua politica ribalda. Avrebbe avuto fra tante altre cose la possibilità di portare Firenze a un nuovo ruolo guida, attenuando il marasma politico della capitale. Riproponendo una classe dirigente nuova di zecca. Non quella degli amici, come ha fatto, ma una scelta attenta di politici in grado di far davvero politica. E invece ha buttato tutto alle ortiche, per una sorta di sindrome del potere che a quarant’anni può giocare scherzi assurdi. Quelli di far perdere totalmente la rotta.

Sono convinto che se Renzi avesse avuto attorno consiglieri capaci di politica vera e non di arrivismi, aspitanti stregoni che nente hanno a che vedere con il Paese, avrebbe potuto fare davvero qualcosa di diverso. Rinnovarci. Spiegare all’Europa che non siamo sudditi di nessuno, tantomeno della Merkel che ha fatto in tanti anni il goco del suo Paese a spese di tutti noi. Comnciare a disfare il castello assurdo creato in Iitalia da burocrati a mezzo fra l’incapacità e la voglia di rallentare ogni possibile ammodernamento e snellimonto procedurale, occupando, così, assieme a una ingessata magistratura che vegeta interpretando la legge e non applicandola , il posto dei politici e mettendo in ginocchio liberalità, economia, finanze e possibilità di lavoro, inventando uno stuolo di nullafacenti coatti. Avrebbe invece dovuto mettere uno stop alla morte della produttività, impedendo che le aziende nazionali finissero in mani estere, in nome di un globalismo che sta dimostrandosi  trionfo dei supericchi e il dramma di tutti gli altri. E’ l’alta finanza mondiale, anonima e ingorda, che in mano di poche centinaia di individui governa il mondo, muove guerre distruttive per lucrare sulle armi di distruzione e quindi sulla ricostruzione di interi stati distrutti da quelle stesse armi. Chi arricchisce e arricchirà sulla Siria?

Ecco, al di la dei problemi nazionali, un pemier moderno deve avere, presenti gli internazionali. E quindi non ministri degli esteri con vocazione turistica, ma in grado di sapere come va il mondo e con chi parlarne. L’Europa sta permettendo la disgragazione della Turchia senza capire che da lì comincia la disgregazione dell’Europa.

La nostra politica nazionale è molto più ridotta, molto più di campagna. Quando si vota? E qui di nuovo tecniche burocaiche e parapolitiche e di potere, ce la mettono tutta per bloccare la politica urgente Solitudine di Renzi? Piuttosto ancora una volta incapacità di scegliere. Il segretario dei PD pur di sopravvivere, compie azioni inspiegabili, arrivando persino a proporre alleanze coi 5stelle che sono ancor più confusi e ancora non sappiamo quanto populismo, quanta destra e quanta sinistra abbiano nella loro politica.

Voto subito? Poco tempo  fa Renzi non lo voleva, ora lo vuole. E fraziona ancor più non solo il suo sbriciolato partito, ma anche il paese. E per concludere anche la sua città, che avrebbe potuto essere una città guida e la Leopolda non un vanesio pseudomuscoloso palcoscenico per che ‘ chi non è cme me è contro di me’ ma una scuola nuova della politica. Sogni, a Firenze è l’incertezza totale: un giorno si fa la stazione per l’alta velocità il giorno dopo non più, e così è per altre cose di fondo per fare una città moderna. Capitale vera della cultura internazionale. E invece si vivacchia, ci si alleva  una emergente classe politica incerta, inconcludente,  e si seminano dubbi, si lascia il sindaco a chiedersi cosa farà domani. Ancora il primo cittadino o il primo violino? Visto che il buon – si fa per dire – Renzi gli scioglie dietro, il buon Lotti. E mal si governa in un clima di incertezze totali. Tutto sommato, io, fra gli ultim sopravvissuti di un liberalismo vero, che crede nei meriti e negli uuomini mi sento solidale con Nardella.

Ultimo errore di Renzi e dei renziani orbi? Avere creato una sorta di aristocrazia politica pidiessina, chiusa a chiunque abbia idee  da proporre che non vengano dal clan. Un gulag per quelli che pensano in libertà. Una sorta di minaccia a intellettuali, giornali, televisioni che pavidamente si sottomettono.

 

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