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Firenze e la Toscana a Milano raccontano con l’arte un grande vino

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di Elisabetta Failla

Il Trittico Coevo
Il Trittico Coevo

Era il 2007 quando Andrea e Cesare Cecchi decisero di creare un vino che rappresentasse al meglio i territori più cari alla Famiglia, il Chianti Classico e la Maremma, dando vita a Coevo. Oggi, a distanza di dieci anni, Famiglia Cecchi ha presentato in anteprima alla stampa milanese un cofanetto custode di tre importanti annate: 2009, 2010, 2011.

Coevo viene prodotto lavorando molto sulla ricerca della massima qualità per ogni annata, mantenendo come punto di rifermento la varietà che lega Famiglia Cecchi al proprio territorio: il Sangiovese. Il gusto è un elemento dinamico, che si evolve e varia nel tempo, ed è proprio sul tema del tempo che si basa la filosofia di Coevo, riproposta anche nell’etichetta da un pensiero di Sant’Agostino, graficamente stilizzato in forma di clessidra.

Da tempo la passione per l’arte contemporanea della Famiglia Cecchi è stata alimentata dalla capacità evocativa del vino, degli uomini e della terra che lo producono.

È nato così il progetto trittico con l’obiettivo di creare qualcosa di permanente nel tempo. Una sorta di simbolo da conservare, contemplare e godere. Cosa più dell’arte ha il senso d’immortalità? È nata da questa considerazione la volontà dell’azienda nell’aprire le porte ad una contaminazione artistica di primo livello. Ecco allora la collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, i cui studenti sono stati coinvolti per interpretare e raccontare con i propri strumenti l’universo Coevo.   

Andrea Cecchi con Gualtiero Marchesi
Andrea Cecchi con Gualtiero Marchesi

Sono nati così 45 disegni che, dopo una prima selezione, sono diventati otto, dai quali una qualificata giuria ne ha scelti tre, premiando rispettivamente l’iraniana Maryam Karamj, l’italiana Teresa Parenti e la russa Eugenya Pankratova. A presentare queste opere d’arte il critico Flavio Caroli (nella foto in alto) insieme ad Andrea e Cesare Cecchi.

Location “gustosa” dell’evento il ristorante Contraste a Milano con Thomas Piras in sala e Matias Perdomo in cucina i cui piatti, in abbinamento ai vini, sono stati apprezzati anche dal grande Gualtiero Marchesi venuto espressamente per gli amici Cecchi.

Il Trittico Coevo è diventato così un tetraedro in legno scuro, che racchiude e custodisce tre memorabili annate, adatto non solo come cadeau per eno-appassionati, ma anche come œuvre d’art da esposizione.

La produzione è limitata a 200 pezzi, ognuno dei quali numerato e personalizzato con una nota descrittiva frutto dell’artista ed acquistabile in selezionate enoteche e wine bar. 

 

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