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A Firenze la riunione del G7 cultura, a Bruxelles bocciata la ricostruzione dell'abbazia di Norcia

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L’incontro a Firenze dei rappresentanti della politica e della cultura europea, è stato definito ‘epocale’, poco male: in questa nostra era, tutto è epocale e tutto è globale, due modi di essere che stanno letteralmente distruggendo, per case diverse,  le grandi culture, che non vengono più recepite – come una volta – quali punti di collegamento e sviluppo, ma come simboli di una volontà di prevaricazione, di chiusura allo sviluppo del mondialismo più deteriore, e quindi ridotte a mero dibattito accademico.

Ma torniamo a Firenze dove un sussulto di ritrovata ragione ha fatto sì che venisse firmato un protocollo di importanza non secondaria: l’Europa si è unita attorno a un concetto di protezione dei beni artistici e culturali: una disponibilità a intervenire uniti, anche economicamente, per la difesa e il recupero di cose distrutte da avvenmenti calamitosi naturali, fra i quali, ovviamente, sono compresi i terremoti.

Una cordiale ritualità ha vestito la cerimonia. Grandi nomi della politica hanno tenuto a battesimo il neonato accordo: parole alate, brindisi multilingue, da ‘prosit’  a ‘a la santè’ e via dicendo. Cose di una leggiadria storico politica Settecentesca. Molto fronzuta e dabbene. Il fatto è che nessuno ha accennato a un piccolo insignificante particolare: mentre a Firenze i ministri festeggiavano la nascita di una solidarietà nella protezione e recupero di ambienti storici e artistici danneggiati da eventi naturali e terroristici, a Bruxelles si rifiutavano aiuti per il recupero dei centri italiani recentemente distrutti dal terremoto. Ignorando che l’abbazia benedettina di Norcia – solo per fare un esempio – è ridotta in condizioni drammatiche. Tralascio l’inventario dei danni ad altre magnifiche opere.

Reduce da un recente secondo viaggio sulle terre di Norcia e dei Sibillini, devo dire che non solo l’Europa ha  rifiutato un aiuto concreto – almeno per ora – ma ancor più l’Italia, che dopo le promesse davanti alle telecamere,  a base di ‘faremo’ e ‘non vi dimenticheremo’ , tutto è stato dimenticato. Sotto la neve ho ascoltato gente disperata e sfiduciata. Sola. Dimenticata. In attesa da mesi di quelle casette prefabbricate  promesse e mai arrivate, fatte rare e minime eccezioni. Vecchi all’addiaccio sotto tende gelate – ‘testoni che non vogliono andarsene altrove’- , mi hanno detto, sindaci disperati, senza un soldo e senza la minima attenzione.

Alla firma del protocollo di Firenze, importantissimo, si sarebbe dovuto accludere un Post Scriptum

che specificasse che quanto concordato più sopra, valeva anche per  Amatrice, Norcia, Accumoli e via dicendo. Che non era teatrino.

L’unico che se n’è ricordato, di quelle macerie fisiche e morali, è stato Carlo d’Inghilterra – ormai fuori dall’Europa – che ci ha fatto un salto, con Camilla, contribuendo con la sua presenza, se non altro, a ricordare.   

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