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Doctor Laser, il medico “amico” degli sportivi grazie a una tecnologia rivoluzionaria

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di Marco Massetani

“All’inizio mi davano del pazzo, ora dicono che sono troppo caro. La verità è che il mio hobby consiste nel migliorare una nuova metodologia che copra lo spazio tra la chirurgia tradizionale troppo aggressiva e le terapie tradizionali inefficaci”.
Arroccato dietro occhiali smeraldo e un cespuglio di baffi, Pierfrancesco Parra diffonde il suo mantra per schermare da possibili attacchi la fama mondiale acquisita. “Sono semplicemente l’ideatore della migliore laserterapia di potenza, se si eccettua il CO2. Posso vantare il 93% di successi sugli interventi, e ho il coraggio di dire di no a un bel po’ di persone” confessa questo 57enne medico-chirurgo, grossetano di nascita e livornese di tempra, dalla vitalità contagiosa e dall’intuito pioneristico, che per tutti è Doctor Laser, e per molti un super-eroe in grado di sconfiggere gli estremi limiti del dolore.
Sportivi soprattutto (Bordin, Tomba, Vialli, Cipollini, Bargnani, Nadal, Djokovic, e da poco anche Serena Williams), ma anche politici (Berlusconi, Alfano, il presidente di Malta George Abela) e star dello spettacolo (Milly Carlucci, Bonolis, Fiorello), solo per citarne alcuni. La clientela di Pierfrancesco Parra è un ricco portfolio di vip e mondanità, e non conosce crisi.
(Nella foto Parra con il tennista Nadal)
“Quest’anno è passato da me anche Pat Cash (ex tennista australiano trionfatore a Wimbledon 1987, ndr), mi ha regalato la sua bandana a quadrettini” gongola Parra, annotando l’ultimo, celebre paziente.
Il primo, quasi trent’anni addietro, fu un cavallo di San Rossore chiamato Genioso. Aveva problemi a un tendine. Parra lo curò, lo guarì, lo restituì al successo, utilizzando prolunghe per il suo laser, allora più simile a un frigorifero. La metodologia, sperimentale, funzionava. L’applicazione al genere umano era possibile. Arrivò la collaborazione con la Juventus (“E Marcello Lippi, dopo tre anni, non conosceva il mio nome, che delusione…”), arrivarono i contatti con il Manchester United (“Sir Alex Ferguson mi ha definito the legend of the laser”), infine nel 2000 la chiamata della Federazione Italiana Tennis per il ruolo di responsabile dello staff medico delle nazionali (“in 15 anni, da una situazione di merda, siamo diventati la federazione più forte”).

Un percorso tracciato con passione e molto coraggio. “Dal 1988 è stata una progressiva ricerca di una metodologia che trattasse le patologie infiammatorie e la rigenerazione tissutale – racconta Parra – Ho copiato l’idea di defocalizzare il raggio e ho realizzato un laser composto da tre laser diversi che lavorano su tre lunghezze d’onda, che interagiscono nella finestra terapeutica per riunirsi nel raggio defocalizzato. Insomma, ho fatto della semplicità l’arma del successo. I miei pazienti, io li battezzo al centro, a sinistra e a destra”.

Uno e trino, quasi divino, il laser del Dottor Parra pesa oggi 3,5 kg, e si ricarica come un computer. Divenuto prêt-à-porter, illumina gli studi di Montecatini e Roma, soccorre i reduci del Grande Slam, e opera con trattamenti della durata di circa venti secondi. Al costo di banconote violette. Ma 93 volte su 100 guarisce muscoli, tendini, legamenti, meniscopatie e patologie discali. “Stiamo portando avanti ricerche sui tunnel carpali – conclude Parra – e l’idea è quella di riuscire a sfruttare non più tre ma cinque lunghezze d’onda. Lo sport rimane il mio campo, ritengo che gli atleti siano come macchine da Formula 1, ideali per riportare la metodologia sull’uomo comune. Voglio che sia mia figlia Elisabetta, allieva all’Istituto di Anatomia di Pisa, a dare nobiltà scientifica alle intuizioni che ho avuto. Anche per permettere che i risultati finali possano diventare fruibili da tutti”. I clienti, quelli, anche no.

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