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La Boschi a Bolzano: ciambella di salvataggio da una Toscana ostile o spedita in esilio

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di Umberto Cecchi

Politica storia e geografia vanno spesso a braccetto. Si incrociano e si ingarbugliano. Se poi il ‘rottamatore’ ci mette le mani, come suo diritto visto la carica che ricopre,  si fanno più complesse. Molte sono le riflessioni da fare con la presentazioni delle liste del PD. Le defezioni forzate di vecchi VIP, le fughe di altri verso altri schieramenti derenzizzati, la confusione caotica che nonostante il teatrino con il solito copione da recitare emerge da tutto questo. Una volta c’era un partito fortemente coeso con una storia di sinistra, ora non c’è più. Sì colpa di Renzi, in parte, ma colpa anche dei tempi che corrono. Fatto sta che il rottamatore un successo indiscutibile l’ha avuto: ha rottamato i suoi, ma in compenso ha risvegliato i vecchi avversari. Berlusconi sembra quello del 94. La Lega riscopre anche Bossi e torna a far alleanza con Forza Italia. Casini, s’, il Pierferdi, riappare come uomo di centrosinistra, saltato fuori da chi sa quale lampada di Aladino nostrana.

Mala tempora currunt, inutile nasconderselo: se Grasso fa una sinistra sua Orlando molla, altri di lungo corso si disperdono e il gruppo di Verdini va di nuovo a tener mano ai PD di Renzi, vuol dire davvero che siamo al de profundis della politica vera.

Ma in tutto questo turbillon la manovra che più colpisce è quella che con un colpo di teatro fa sparire Maria Elena Boschi dalla Toscana e la relega con un colpo di bacchetta magica in quel di Bolzano, dove alcun mesi fa il parlamantino regionale a statuto speciale e quindi pagato molto più profumatamente degli altri, consiglieri compresi, aveva discusso e preparato un disegno di legge che annullava l’italiano dai cartelli stradali  e quelli pubblici di ogni genere: l’ospedale diventava un Krankehous, la scuola elementare un volkschule, e un rottamatore, più o meno, un Brucher. Straordinaria la politica che permette alla Boschi nazionale – esperta in affari e riforme costituzionali          di inventare il referendum che a messo in ginocchio Renzi, e di interessarsi di problemi bancari senza che il ministro l’abbia mai autorizzata, dopodichè catapultata in un Sud Tirol, come dicono loro lassù, e meno male che ci sono le montagne a dividerci altrimenti sarebbe finita a Innsbruch.

La inquietante domanda è semplice: Renzi l’ha esiliata per la storia della Banca Eturia, o l’ha semplicemente salvata con un colpo di mano, da una possibile trombatura toscana?

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