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di Nicola Cariglia A Livorno riunione autoconvocata dei circoli socialisti e socialdemocratici per il rilancio della sinistra

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Sul finire della settimana appena trascorsa, si sono registrati due avvenimenti che solo apparentemente sembrano lontani tra loro.

Il primo: l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, dopo il voto del 4 marzo. L’on Fico e la senatrice Casellati sono il frutto di un accordo tra centrodestra e 5Stelle del tutto legittimo. Ma anche obbligato. Dico di più, responsabile per consentire alle Istituzioni di funzionare. Solo che mette a nudo quanto falsa fosse la martellante propaganda che ha consentito a 5 Stelle e Lega di presentarsi come baluardo contro i compromessi della politica e, per questo, diversi dagli altri “politicanti”. Che sono diversi, lo devono ancora dimostrare. Mentre, invece, per designare i presidenti delle Camere, hanno fatto esattamente come qualsiasi altro partito (e come è logico): un accordo per spartirseli. Proprio spartirseli e basta. Che poi abbiano scelto dei Churchill o delle Thatcher, si dovrà vedere.

Il secondo evento è stato la riuscitissima Assemblea autoconvocata, a Livorno, dei circoli e delle associazioni di area socialista e socialdemocratica finalizzata ad adoprarsi per un movimento che unisca le disperse anime della sinistra. Una riunione sorprendente da più punti di vista: equilibrata anagraficamente. Che sorpresa vedere una mescolanza di anziani, uomini e donne “nel mezzo del cammin di nostra vita” (ovviamente allungatasi nel frattempo) e giovani. E, soprattutto, concreta. Tutti coloro che volevano parlare lo hanno potuto fare, grazie al termine dei 5 minuti. E poi, basta con le beghe del passato nei e tra i partiti, si guardi concretamente avanti, senza chiusure verso nessuno e, soprattutto, senza rendite di posizione precostituite. Insomma: c’è una storia dietro e una visione socialista e democratica della società. Ma si parte da zero, cioè da oggi, per elaborare temi e proposte per il domani.

Ed ecco perché i due eventi sono da vedere in relazione. Con l’accordo per le presidenze, Di Maio e Salvini hanno cominciato a consumare la grande rendita di posizione della loro presunta diversità. Chiunque, nella prima come nella seconda repubblica avrebbe fatto, e in effetti fece, come loro. Fino a ieri, per chi li ha votati, questi erano “inciuci”. Gli elettori a questa diversità crederanno sempre meno. A Livorno, intanto si è visto il primo segnale di reazione nel mondo della sinistra alla batosta elettorale. E c’è di più e di meglio. Il perimetro della sinistra si allarga ed assume connotati nuovi. Perché rientra in gioco, dopo un lunghissima assenza un’area culturale e politica socialista, laica, liberale che può contribuire a definire per la sinistra italiana tutta, una immagine più nitida e più europea dal punto di vista politico e programmatico.

Insomma: Livorno potrebbe essere oltre che il primo segnale di una sinistra che rialza la testa dopo il Ko elettorale, la classica palla di neve che rotolando si trasforma in valanga. A condizione di continuare a credere fermamente che la distinzione tra destra e sinistra, dopo l’estinzione del comunismo,  è reale e attuale. Non a caso, Sanders e Corbyn si sono affermati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna contro ogni previsione. Lo hanno potuto fare puntando sugli squilibri sociali provocati dal turbocapitalismo, dalla globalizzazione e dal prevalere della attività finanziaria su quella industriale. Non v’è chi non veda che gli stessi squilibri sono già da troppo tempo presenti anche da noi. Trovare le risposte per difendere chi ne è colpito è, appunto, il compito di quella sinistra di governo che si è iniziato ad immaginare a Livorno

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